Dal 1982 al 2009 il nostro Pianeta è diventato più verde. Nel 25-50% di tutto il territorio vegetato è stato misurato un LAI (Leaf Area Index) in continua crescita. Lo ha rilevato un gruppo di scienziati provenienti da diverse università e istituti e i risultati della ricerca sono stati pubblicati il 25 aprile su Nature Climate Change.

La superficie fogliare di piante e alberi oggi, rispetto a 30 anni fa, sarebbe superiore di 36 milioni di chilometri quadrati. Le aree più interessate dal fenomeno sono Europa, Africa centrale, Sud-est asiatico, Amazzonia settentrionale e Nord America sudorientale.

Il fenomeno è attribuibile per il 70%, secondo quanto è stato scoperto, a un aumento della concentrazione di CO2 nell’aria, che avrebbe fatto da “fertilizzante”. Per il 9% invece avrebbe contribuito l’aumento della deposizione di azoto, per l’8% i cambiamenti climatici e infine per il 4% i cambiamenti nella copertura del suolo.

Sembrerebbe una buona notizia, ma bisogna puntualizzare due cose: prima di tutto questo è un effetto temporaneo perché, se è vero che le piante si sono sviluppate di più nel tentativo di captare quanta più anidride carbonica possibile, è anche vero che affinché la crescita possa continuare servirebbero altri nutritivi in costante aumento, come il fosforo ad esempio, e anche una maggiore disponibilità d’acqua. Sembra quindi che questo sarà un aumento temporaneo, che forse sta vivendo il suo momento di picco proprio in questo periodo.

In secondo luogo, gli scienziati specificano, che i danni causati da un aumento delle emissioni di CO2 bilanciano ampiamente, e anzi superano, i benefici apportati. Catastrofi naturali, con distruzione della vegetazione, innalzamento dei livelli dei mari, acidificazione delle acque e in molti luoghi siccità, possono mettere a dura prova le risorse vegetali del Pianeta e a lungo termine comportare invece una riduzione della massa fogliare globale.

Tutto questo ricorda quello che è avvenuto fra 53 e 34 milioni di anni fa, nell’epoca dell’Eocene. In quel periodo si erano raggiunte temperature di 14 gradi superiori a quelle attuali. Gavin Foster, coautore dello studio, spiega come queste condizioni sembrino destinate a ripetersi:

La sensibilità del clima alla CO2, che ha portato al riscaldamento nell’Eocene è simile a quella prevista dall’IPCC (Intergovernamental Panel on Climate Change) per il nostro futuro.

28 aprile 2016
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