Cinquanta milioni di euro. Questa è la cifra stanziata dall’ultimo decreto approvato a larghissima maggioranza dalla Camera per tentare di risanare l’ambiente nei due luoghi più inquinati e pericolosi d’Italia: la Terra dei Fuochi in Campania e Taranto, a causa dell’Ilva, in Puglia. Con 268 voti a favore e solo 2 contrari, il testo è stato approvato su input del Ministro dell’Ambiente Orlando che ha tentato in tutti i modi di dare la priorità a questo provvedimento rispetto agli altri nel dibattito di questi giorni.

Il decreto, che nei prossimi giorni dovrà essere convertito in legge dal Senato, prevede che vengano stanziati 50 milioni di euro nel 2014 e nel 2015 (25 milioni all’anno) per effettuare screening medico-sanitari per la popolazione che risiede in quelle aeree, e per interventi di messa in sicurezza ambientale e agroalimentare delle due zone dove si muore di più in Italia per tumori. Il decreto, oltre a stanziare i fondi, stabilisce anche l’introduzione del reato di combustione illecita di rifiuti per evitare che, mentre si tenta di sanare da una parte, si continui a inquinare dall’altra. Inoltre facilita anche l’esproprio e la bonifica di beni appartenenti ai clan nella Terra dei Fuochi. Tra i provvedimenti c’è anche la possibilità di utilizzare l’esercito per attività di sorveglianza.

Nel testo è previsto anche un paragrafo “dedicato”, se così si può dire, all’Ilva. Esso prevede una speciale procedura per l’autorizzazione ambientale (Aia), nonché misure specifiche per tutelare l’ambiente e la salute dei cittadini. Una popolazione martoriata in questi anni, ma che grazie a questo provvedimento adesso potrà avere voce sulle politiche di bonifica.

È stato migliorato dal Parlamento un provvedimento che per la prima volta interviene in una zona martoriata da sversamenti abusivi. Si tratta di una risposta non solo di repressione ma anche di rigenerazione di un territorio per la riscossa di un territorio che ha già pagato tanto, troppo.

ha affermato il Ministro Orlando, commentando l’approvazione del decreto. Per una maggiore tutela della salute del resto d’Italia infine è stato introdotto il bollino “no food” per quei terreni che si scopro contaminati, ma sono ugualmente coltivati, in modo da non permettere più la coltivazione o la vendita di quei prodotti.

3 febbraio 2014
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