Si ritorna a parlare della Terra dei Fuochi dopo le inchieste che hanno svelato i problemi di grave inquinamento ambientale. Adesso sono stati piantati 18 mila pioppi per bonificare il terreno secondo un processo che è chiamato fitorisanamento.

Questa pratica è stata realizzata a Marcianise, in Provincia di Caserta. Il tutto è stato messo in atto da un’azienda della filiera Cobat in collaborazione con l’Università Federico II di Napoli. Il metodo di bonifica utilizzato dalla Eco-bat, azienda che si occupa di riciclo del piombo, consiste nel far ritornare fertili i terreni con costi molto ridotti e facendo diminuire significativamente i rischi per la salute.

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Più dettagliatamente la procedura rientra fra i più moderni sistemi di bonifica ecosostenibili, che vogliono risanare il suolo contaminato e allo stesso tempo recuperare dei materiali utili da impiegare nella filiera agroenergetica. Con l’azione portata avanti da Eco-bat in circa quattro mesi sono stati messi in sicurezza 3500 metri quadri di terreno contaminato da diversi metalli pesanti.

Si è riscontrata soprattutto la presenza di piombo, arsenico e cadmio, depositati in quella zona come scarti di lavorazione industriale. Sono stati piantati quasi 18 mila pioppi, che sono delle piante in grado di neutralizzare i metalli pesanti, estraendoli dal sottosuolo e impedendo che vengano dispersi nell’aria.

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La procedura è stata messa in atto nell’ambito di un concetto di economia circolare, che prevede l’obiettivo della riduzione dei rifiuti. Il compost utilizzato per il terreno proviene da un impianto di Salerno e si ricava dalla frazione organica dei rifiuti solidi urbani. Nessun altro elemento impiegato in questo ciclo viene buttato via. Anche il legno di pioppo verrà utilizzato, dopo aver svolto la sua funzione disinquinante, nei forni industriali.

Silvia Velo, sottosegretario del Ministero dell’Ambiente, ha sottolineato il valore di queste bonifiche sostenibili nel senso dell’ottimizzazione delle risorse e del riutilizzo dei materiali:

Il Ministero dell’Ambiente che rappresento sta lavorando molto su progetti sperimentali e di ricerca relativi a tecnologie basate sulla bioremediation, in particolare proprio nei Siti di Interesse Nazionale, dove negli ultimi cinque anni vi è stata una riduzione di circa il 10% di interventi tradizionali, dunque di quelli fatti di scavi e smaltimento del suolo contaminato.

4 ottobre 2017
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I vostri commenti
MAuro, giovedì 5 ottobre 2017 alle13:28 ha scritto: rispondi »

Ottimo, era ora che si agisca in questo modo. Bisogna piantare alberi in ogni angolo del territorio per recuperare lo standard di migliaia di anni fa.

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