Un nuovo studio realizzato dal famoso istituto di ricerca inglese britannico Met Office Hadley Centre ha rilevato come le temperature globali possano crescere di ben 4 gradi centigradi per la metà del 2050, se le tendenze attuali nelle emissioni di gas a effetto serra continueranno a questo ritmo.

Lo studio ha fatto eco ad un rapporto delle Nazioni Unite, che ha rilevato come i cambiamenti nel clima stiano superando gli scenari delle peggiori previsioni nel 2007 fatte dal gruppo intergovernativo dell’ONU che si occupa di queste ricerche (IPCC).

I nostri risultati mostrano un andamento simile (allo studio dell’IPCC), ma prevedono anche la possibilità che i cambiamenti possano diventare ben più estremi

ha detto Debbie Hemming, co-autrice della ricerca pubblicata in occasione di una conferenza sui cambiamenti climatici all’Università di Oxford.

Già due anni fa, nel suo quarto assessment report (AR4), l’organismo delle Nazioni Unite aveva precisato che le temperature globali sarebbero potute crescere di quattro gradi entro la fine degli anni 50 di questo secolo. Ma, secondo il Met Office Hadley Centre, il surriscaldamento potrebbe verificarsi prima, già a metà degli anni 2050, e gli effetti locali potrebbero addirittura essere più estremi.

Il nostro studio ribadisce i risultati dell’AR4 e conferma inoltre che è probabile l’aumento delle temperature di quattro gradi se non verranno presi provvedimenti

ha precisato la Hemming.

Un aumento medio globale della temperatura mondiale di 4 gradi potrebbe inoltre comportare degli incrementi ben più elevati su base regionale, fra cui, per esempio, un aumento di più di 15 gradi in alcune parti della regione artica rileva il MET. “È comunque uno scenario abbastanza estremo”, ha però spiegato la Hemming.

Se il ghiaccio marino si scioglie, la regione riflette meno la luce del sole e questo può contribuire ad innescare nuovi effetti di instabilità climatica. Tali temperature così elevate potrebbero anche portare allo scioglimento del permafrost artico che fino ad ora ha intrappolato il metano, potente gas a effetto serra, contribuendo ad innescare ulteriori effetti sul clima.

Lo studio ha anche indicato che le precipitazioni piovose potrebbero diminuire in questo secolo di un quinto o più in certe parti dell’Africa, in America Centrale, nel Mediterraneo, e nelle zone costiere dell’Australia. Anche questo è uno scenario “potenzialmente più estremo” di quello riportato dal rapporto dell’IPCC nel 2007.

L’area del Mediterraneo ci dà un segnale molto consistente di significative desertificazioni che abbiamo rilevato nel nostro modello

ha affermato sempre la Hemming.

Circa 190 paesi cercheranno di raggiungere un accordo sul modo di rallentare il riscaldamento globale in un summit che si terrà a Copenaghen in Danimarca nel prossimo mese di dicembre. La scorsa settimana in un vertice sul clima delle Nazioni Unite a New York, il presidente cinese Hu Jintao ha assunto l’impegno a limitare le emissioni di gas serra in maniera “notevole”. Altre nazioni hanno inoltre confermato la volontà di concordare un nuovo patto per il clima.

15 ottobre 2009
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