Fa caldo ma siamo al polo Nord. Già perché a partire dal 1990 le temperature della zona Artica, in modo particolare durante l’ultimo decennio, sono salite ad un livello mai registrato negli ultimi 2000 anni.

Sono le conclusioni di una ricerca, condotta dalla Northern Arizona University e dal National Center for Atmospheric Research (NCAR), pubblicata sul numero di settembre dalla rivista Science.

Il surriscaldamento
in atto nella regione artica capovolge una tendenza storica al raffreddamento del clima consolidatasi nel tempo – confermata dalla elaborazione dei dati proxy (climatici) raccolti mediante sondaggi verticali (carotaggi) del ghiaccio, analisi dei sedimenti lacustri e dei cerchi di accrescimento dei tronchi, nonché dalle simulazioni effettuate tramite computer che risultano coerenti.

Questo periodo di freddo naturale, legato principalmente alle variazioni dell’orbita terrestre, sarebbe senz’altro proseguito se non fosse intervenuta a interromperlo la continua emissione di CO2 e di gas serra nell’atmosfera dovuta all’attività umana.

Secondo Gifford H. Miller, uno dei componenti del gruppo di ricerca, l’aumento delle temperature contrassegnerà anche il secolo futuro rafforzando il cosiddetto fenomeno della “Arctic amplification” dato che gli agenti responsabili sono ancora operanti. Le conseguenze saranno una perdita accelerata del ghiaccio terrestre e un più veloce innalzamento del livello del mare con ripercussioni di carattere mondiale.

10 settembre 2009
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