Una delle frontiere nel campo dell’efficienza energetica è quella del teleriscaladamento. Opzione diffusissima nel nord Europa e che comincia a far sentire il suo peso anche nel nord Italia, consiste nella costruzione di una centrale termica in un quartiere; tutti i palazzi circostanti fruiscono, se vogliono, del calore prodotto attraverso fluidi caldi o vapore portati attraverso condutture a riscaldare gli ambienti domestici interessati.

In pratica, è come se un intero quartiere condividesse un’unica, enorme, caldaia. Il sito La Voce, lancia però un preoccupato allarme. Si è detto che i palazzi sono “liberi” di decidere se essere riscaldati o meno da questa “centrale”. In effetti, questa libertà è piuttosto aleatoria nel nostro Paese. Intanto, perché risulta davvero difficile tornare indietro, una volta presa la decisione di aderire al servizio; ma, soprattutto, perché in molti comuni la legge dice che l’allaccio è obbligatorio per le nuove costruzioni.

La ditta appaltatrice ottiene, allora, un monopolio locale e gli utenti smettono di godere dei vantaggi della libera concorrenza in questo campo. Dunque, tariffe e qualità del servizio diventano appannaggio di un’azienda ben precisa, senza neanche i controlli standard che ci sarebbero nel caso di un servizio pubblico.

La soluzione proposta sarebbe quella di adottare misure antitrust già presenti in altri Paesi europei. Il rischio, in effetti, è che quella che sembra di primo acchito un’opportunità importante per ridurre i costi e l’impatto ambientale della produzione di calore, diventi il suo esatto contrario: una specie di truffa legalizzata.

Nel nostro piccolo, ci permettiamo di suggerire anche la tanto bistrattata via “pubblica”. Infondo, anche il caldo è un bene comune e il caso dell’acqua ha dimostrato come su questi argomenti la via del “privato” sia sempre poco efficace e conveniente, oltre a non garantire reali libertà agli utenti.

2 gennaio 2012
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