Il Teflon è un materiale ben noto fra i consumatori, perché spesso utilizzato per i rivestimenti di pentole e padelle, in particolare quelle antiaderenti. Eppure si tende ad associare questo composto unicamente agli strumenti della cucina, senza conoscerne però le proprietà e le origini. Quali sono, di conseguenza, le principali caratteristiche del Teflon?

Prima di cominciare, va specificato come il nome Teflon sia una delle denominazioni commerciali di questo materiale, ovvero un diffuso polimero. Sugli usi consigliati, nonché la cura e il mantenimento degli utensili da esso rivestiti, si rimanda invece ai consigli forniti dal produttore, seguendo alla lettera le informazioni ricevute a margine dell’acquisto.

Teflon: cosa è?

Il termine Teflon è una delle diverse denominazioni commerciali del politetrafluoroetilene (PTFE), un polimero del tetrafluoroetene appartenente al gruppo delle olefiniche. Rispetto al composto originario, una polvere di colore bianco che non viene sciolta da nessun solvente, per gli usi finali vengono associati altri componenti stabilizzanti e fluidificanti. In ogni caso, essendo la denominazione più famosa, il termine Teflon è diventato di uso comune e usato genericamente dai consumatori di tutto il mondo.

Il polimero è stato scoperto nel 1938 dal chimico Roy Plunkett, all’interno di una bombola di tetrafluoroetilene occlusa. Formato da due atomi di carbonio e quattro di fluoro, il polimero ha dimostrato un’elevatissima resistenza agli agenti esterni, anche ai più aggressivi, e venne quindi inizialmente scelto dalla società statunitense DuPont per la realizzazione di alcuni strumenti per l’esercito a stelle e strisce. Negli ultimi decenni – in particolare dagli anni ’60, quando la Food and Drug Administration ne studiò e approvò il contatto con gli alimenti – il Teflon ha trovato moltissimi usi domestici, dai rivestimenti antiaderenti delle padelle fino a fibre isolanti.

Teflon: caratteristiche e usi

Il polimero alla base del Teflon presenta numerose caratteristiche interessanti, tali da renderne il ricorso praticamente ubiquitario in tutto il mondo. La polvere bianca con cui si presenta il polimero, dall’aspetto molto leggero, è nota per notevoli qualità: galleggia sull’acqua, non viene diluita da nessun solvente, resiste agli agenti chimici aggressivi e non subisce variazioni a temperature fino a 300 gradi centigradi.

Per gli impieghi attuali, il Teflon si presenta genericamente come una sostanza plastica e liscia, mediamente resistente ai graffi e abbastanza duratura nel tempo. Date le caratteristiche elencate poc’anzi – a cui si aggiungono un basso coefficiente d’attrito, una buona resistenza alle fiamme e la capacità di non condurre l’energia elettrica – è facile comprendere perché il Teflon sia diventato così famoso per rivestire la parte interna di pentole e padelle. Garantendo uno strato antiaderente, infatti, permette di cucinare i cibi senza che questi rimangano incollati alla superficie del contenitore, un fatto che permette anche di ridurre il ricorso a oli, sostanze grasse e altri condimenti.

Non è però tutto, poiché il Teflon non è impiegato solo nella produzione di utensili da cucina, ma anche per valvole e guarnizioni che richiedono una certa resistenza, fibre e strati anticorrosione, alcune protesi chirurgiche e molto altro ancora. In tempi recenti, inoltre, questo polimero è stato anche scelto per la produzione di speciali tessuti: abbinato alle comuni fibre, infatti, le rende impermeabili e resistenti alle macchie.

30 luglio 2016
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