Salvare la Terra grazie alle iniziative verdi delle società tecnologiche. Greenpeace ne è più che mai convinta e lo dimostra diffondendo l’ultimo rapporto del “Cool IT Challenge”. La sfida green delle aziende impegnate nel settore “Information Technology” è giunta alla sua sesta classifica, stilata in base alle 21 aziende maggiori dell’area tecnologica mondiale.

>>Scopri qual è il marchio più verde dell’alta moda secondo Greenpeace

Le aziende sono state valutate da Greenpeace sulla base delle promesse mantenute, non soltanto per le intenzioni dichiarate. Questo spiega il motivo dell’ottimo primo posto di Google così come giustifica l’assenza di un gigante mondiale come Facebook: entrambe le multinazionali hanno assicurato nelle scorse settimane piani “verdi” per aumentare il loro impegno verso il clima, ma al momento della compilazione della classifica solo la prima ha davvero avviato significative politiche per arginare i cambiamenti climatici.

Primo piazzamento come detto per Google, con la Cisco che si posiziona subito dopo ed Ericsson che completa il podio. Subito dietro si trova Fujitsu (4°) mentre un terzetto occupata il quinto posto: Sprint, Wipro e HP. A completare la lista delle migliori dieci troviamo a pari merito Alcatel-Lucents e Vodafone seguite da Softbank.

>>Guarda le immagini della missioni di Greenpeace al Polo Nord

Sviluppo verde delle società IT rallentato secondo Greenpeace dai monopoli energetici che da anni dominano alcuni importanti Paesi come gli USA (Duke Energy) e il Giappone (TEPCO). Buone notizie però arriverebbero anche su questo fronte, con Google che avrebbe convinto il monopolista statunitense a compiere un primo passo verso il rinnovamento (per ora limitato all’incremento di energia da fonti rinnovabili nel North Carolina). A sostenere la società del famoso motore di ricerca potrebbero essere presto anche altre società incluse nella classifica, tra queste AT&T, Cisco, IBM e Wipro, tutte attive in quello Stato.

Queste società potrebbero nei prossimi mesi anche scendere in campo contro il tentativo di rilanciare negli USA le politiche a sostegno dei combustibili fossili, di cui l’American Legislative Council Exchange (ALEC) rappresenta la minaccia maggiore. L’impegno dovrà però essere immediato, ricorda Greenpeace, o rischia di arrivare troppo tardi.

26 aprile 2013
In questa pagina si parla di:
Fonte:
Lascia un commento