Uno studio effettuato dal Lawrence Berkeley National Laboratory mette in evidenza i vantaggi che l’impiego della guida autonoma può portare dal punto di vista delle emissioni inquinanti, cercando così di capire quali ripercussioni potrebbe avere nella società del futuro un uso diffuso di questi veicoli nell’ambito della mobilità urbana.

La ricerca, intitolata “Autonomous taxis could greatly reduce greenhouse-gas emissions of US light-duty vehicles” e pubblicata su Nature, ha messo a confronto un taxi elettrico a guida autonoma e una vettura ibrida privata con conducente umano.

A parità di chilometri percorsi si è osservato un minor livello di emissioni di CO2 per il taxi guidato dall’intelligenza artificiale, portando gli studiosi ad ipotizzare che entro il 2030 lo scarto tra i due diversi modi di viaggiare sarà individuabile in un intervallo compreso tra il 62 e l’83%, salendo fino al 90% nel caso in cui il paragone venga fatto con un modello a benzina.

Ad incidere, oltre all’ovvia differenza della tecnologia propulsiva e alla diversa tecnica di guida, è la possibilità di scegliere il taxi giusto per il tragitto che si intende affrontare, così da ottimizzare al massimo l’impiego dei mezzi senza eccessi o sprechi.

Ragionando in un’ottica che vede l’auto privata rimpiazzata da veicoli condivisi o d’uso pubblico, lo studio ipotizza che nei prossimi anni inciderà molto la possibilità di viaggiare su auto dalla configurazione adatta al numero di passeggeri da trasportare, per cui si eviterà di prendere una monovolume per spostarsi da soli, così come una station wagon sarà usata solo da chi ha una famiglia numerosa e ha davvero la necessità di un ampio vano di carico.

Una flotta di taxi elettrici a guida autonoma consentirà di abbattere le emissioni e i costi rispetto all’auto privata, ma anche nei confronti dei taxi tradizionali, visto che non sarà necessario pagare il conducente umano.

Una simile rivoluzione potrebbe però avere come conseguenza un impatto sociale e occupazionale non indifferente, come del resto molte delle rivoluzioni che negli ultimi anni stanno portando le intelligenze artificiali a svolgere compiti che un tempo erano esclusivo appannaggio dell’uomo.

Se da un lato la guida autonoma promette, almeno in teoria, maggiore sicurezza e un risparmio di costi ed emissioni, è altrettanto vero che un suo impiego diffuso nei trasporti pubblici opererà il taglio di un cospicuo numero di posti di lavoro, andando a modificare pesantemente un settore che oggi offre un buon livello occupazionale, ma che tra qualche anno potrebbe essere solo un lontano ricordo, un retaggio del passato sacrificato in nome di un (presunto) progresso tecnologico sempre più sfrenato e sempre meno aderente alle reali esigenze dell’uomo.

24 luglio 2015
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