UPDATE: Gianfranco Polillo smentisce l’ipotesi, affermando: “Tranquilli: nessuna tassa sugli animali domestici. Era solo una battuta nei confronti di un deputato che l’aveva proposta”.

La tanto attesa voce di corridoio sulla tassazione degli animali domestici pare stia prendendo velocemente forma e, da beni di lusso quali erano stati definiti in origine, i nostri amici si stanno trasformando in un obbligo fiscale da pagare al comune di appartenenza. Come accade in questi casi è necessario attende che le parole diventino fatti prima di esprimere un giudizio definitivo, e spesso l’iter legislativo non arriva a compimento con approvazione finale. Ma solo l’ipotesi di una tassazione ha scatenato gli animi dei sostenitori degli animali domestici e della loro tutela.

La proposta, già in commissione Affari Sociali della Camera che presto approderà in Aula, prevede che i comuni possano istituire una tassazione sugli animali da compagnia atta a contrastare la piaga del randagismo. L’Idv si è posta di traverso, cercando di far includere la postilla che possa escludere dalla tassazione i cittadini che hanno adottato un cane o un gatto in una struttura comunale. Come recita il testo della proposta di legge:

«I comuni possono deliberare, con proprio regolamento, l’istituzione di una tariffa comunale al cui pagamento sono tenuti i proprietari di cani e gatti e destinata al finanziamento di iniziative di prevenzione e contrasto del randagismo».

Questo provvedimento, che ha preso il via nel 2009 ad opera di una proposta di legge di due deputate del Pdl Jole Santelli e Fiorella Rubino Ceccacci, prende il nome di Norme in materia di animali d’affezione e di prevenzione del randagismo e tutela dell’incolumità pubblica e comprende ben 39 articoli. Tra questi l’obbligo di segnalare animali feriti al servizio veterinario pubblico il quale dovrà intervenire tempestivamente, la creazione di un’anagrafe canina, oltre al controllo delle nascite attraverso la sterilizzazione. Quindi il risanamento dei canili e la costruzione di nuovi rifugi, il regolamento dei cimiteri per gli animali di affezione e il rilascio dell’autorizzazione (ai sensi dell’art. 24 del D.P.R. 8 febbraio 1954, n.320) per le attività commerciali con animali, di allevamento, addestramento e custodia.

Le maggiori organizzazioni animaliste hanno commentato negativamente il testo in quanto l’introduzione di una tassa, in un momento di crisi come quello attuale, non potrà che aumentare il fenomeno del randagismo. Chi ha difficoltà a mantenere il proprio nucleo familiare difficilmente potrà pagare una tassa sul cane o il gatto domestico, e una legge così mal strutturata potrà giustificare implicitamente chi è abituato a sbarazzarsi del cane ogni singola estate. Come sostiene Nino Morabito, Responsabile Fauna Legambiente:

«La tassa per i proprietari di cani e gatti per finanziare iniziative contro il randagismo è di per sé un incremento del fenomeno. I soliti incivili che si liberano dei fidati amici adesso potranno anche contare su una parziale giustificazione, la tassa sugli animali. Chi prende un cane randagio ha sicuramente meno possibilità economiche di chi compra un cane con pedigree, dunque già allevare l’animale è un costo, figuriamoci dover aggiungere anche la tassa».

Come spesso accade quando si redige il testo di una proposta di legge, la si farcisce con una serie di articoli collaterali, spesso contrastanti tra di loro, e nell’intenzione lodevole di creare qualcosa di positivo si dà il via anche al suo opposto. I dubbi che una tassa sul cane e il gatto di casa possono scatenare sono infiniti, e sicuramente graveranno negativamente sulle scelte future di salvare un cane dal canile.

18 maggio 2012
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