Tartarughe e scoiattoli: nuova blacklist delle specie aliene in Italia

Sempre più specie invasive vengono introdotte sul territorio italiano, con gravissimi danni per la biodiversità dello Stivale. La presenza di animali provenienti da luoghi lontani del Pianeta, infatti, sta fortemente minacciando la sopravvivenza di quelli autoctoni, poiché trasformati in facili prede e privati delle risorse naturali per il loro sostentamento. Per questo motivo, l’Italia ha recepito la nuova blacklist europea delle specie aliene, con un decreto entrato in vigore lo scorso 14 febbraio: molti animali non potranno più essere allevati, tra cui anche rappresentanti ormai molto diffusi e famosi, quali lo scoiattolo grigio e la tartaruga dalle guance rosse.

Sono in totale 49 le specie, sia animali che vegetali, che non potranno trovare spazio sul territorio italiano. Fra questi i già citati scoiattoli grigi e la tartaruga d’acqua dolce, ma anche la nutria, l’Ibis sacro, i gamberi della Louisiana, la rana topo, il procione e molti altri ancora. Tutti esemplari che possono determinare la perdita del patrimonio naturale tricolore, decimando gli animali autoctoni dello Stivale.

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Per comprendere i rischi dovuti alle specie aliene, il caso dello scoiattolo grigio è ormai emblematico: introdotto qualche anno fa sul territorio, forse abbandonato da qualche appassionato, questo roditore proveniente dal Nord America sta letteralmente rimpiazzando il tipico scoiattolo mediterraneo. Non solo poiché più abile nella raccolta del cibo, e di veloce riproduzione, ma anche poiché la stazza più generosa gli permette di battere facilmente il rivale. E mentre si moltiplicano gli scoiattoli, in Lombardia appare una comunità di procioni, così come sottolinea il Corriere della Sera, forse perché sfuggiti a qualche allevamento.

Problema del tutto analogo per la tartaruga dalle orecchie rosse, originaria degli Stati Uniti e introdotta in Italia tra gli anni ’80 e ’90, come esemplare da compagnia. Il piccolo esemplare d’acqua dolce è infatti stato scelto da moltissimi italiani come primo animale di compagnia, date le dimensioni iniziali contenute. Eppure questa tartaruga può crescere notevolmente nel tempo, fino a superare i 30 centimetri, e quindi molti hanno deciso di sbarazzarsene abbandonando gli esemplari presso laghetti, fiumi e altri corsi d’acqua. Un fatto che ne ha portato a una rapidissima moltiplicazione, con danni incalcolabili per la biodiversità.

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La nuova normativa impedisce di allevare e accudire gli animali presenti nella speciale lista: chi fosse in possesso di una delle specie in oggetto, dovrà segnalarlo al Ministero dell’Ambiente, nonché seguire le indicazioni che verranno fornite per la consegna.

27 febbraio 2018
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