Le tartarughe caretta caretta sarebbero minacciate dai varani sulle coste dell’Australia: con sempre più frequenza, infatti, gli esemplari di goanna si lancerebbero nel furto delle uova, riducendo le chances di sopravvivenza della specie. E sebbene da tempo gli scienziati locali siano al lavoro su tecniche deterrenti, come l’utilizzo di bandiere rosse e altri strumenti per dissuadere i predatori, non sarebbero ancora giunti dei risultati confortanti.

Il tutto accadrebbe sulle spiagge di Wreck Rock, nel Queensland, il secondo sito più grande in Australia scelto dalle tartarughe per deporre le uova. Da qualche anno, tuttavia, dei famelici varani starebbero facendo razzia di tali uova, minacciando pesantemente la specie. Si stima che da novembre allo scorso febbraio questi rettili abbiano saccheggiato più della metà dei 500 nidi di tartaruga presenti sulla spiaggia, ognuno dei quali conserva dalle 100 alle 120 uova.

Il problema si sarebbe reso evidente negli ultimi anni quando, raggiunto il successo nella contenzione delle volpi, è emerso un secondo predatore delle uova di tartaruga: il varano australiano. Si è quindi formata una coalizione di scienziati, volontari, associazioni come il WWF e molti altri soggetti per tentare di capire il fenomeno, nonché per arginarlo pur proteggendo le esigenze di entrambi gli animali. Il progetto, guidato dall’Università del Queensland, avrebbe però incontrato alcuni ostacoli: il primo tentativo di spaventare la goanna, con bandiere rosse e polveri piccanti, non avrebbe fornito i risultati sperati. Così spiega David Booth, dalla dipartimento di scienze biologiche dell’Università e membro dell’iniziativa:

La polvere piccante è stata utilizzata in Nord e Sudamerica in passato per allontanare i predatori come le civette, quindi avevamo alte speranze. Abbiamo rimosso parte della sabbia dal nido e l’abbiamo cosparso con del peperoncino, ma non ha funzionato. I rettili non hanno lo stesso senso del gusto dei mammiferi. Abbiamo quindi piantato delle bandiere rosse a un metro da ogni nido, nella speranza che la visuale spaventasse i varani, ma neanche questo ha funzionato.

Tramite il monitoraggio GPS e apposite telecamere, si è scoperto come i rettili riescano a scavare nei nidi nonostante i mezzi di dissuasione, per mangiarne poi il contenuto. Proprio grazie alle tecnologie di controllo satellitare, il prossimo step degli studi sarà quello di comprendere se l’abitudine alimentare coinvolga tutti gli esemplari o solo una loro porzione, per eventualmente avviare dei piani di contenzione. Essendo però una specie protetta, o qualora la ricerca delle uova di tartaruga fosse condivisa da tutti i rettili, l’unica soluzione potrebbe essere la costruzione di barriere fisiche per l’accesso ai nidi, delle protezioni come recinzioni e altri blocchi. Un proposito molto dispendioso, tuttavia, poiché necessita di controllo costante nonché di volontari che, di prima mattina e al calar della notte, si prestino a montare simili strutture.

Sarebbe ottimo trovare una soluzione varano-centrica. Siccome le tartarughe sono a rischio, vogliamo assicurarci che più piccoli possibili raggiungano il mare. Qualsiasi incremento è d’aiuto, poiché serve molto tempo prima che la prole diventi adulta, anche 30 anni. È importante agire ora, altrimenti vedremo una diminuzione del loro numero in futuro.

29 aprile 2015
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