In aumento i casi di spiaggiamento sulle coste del Gargano in Puglia: solo da gennaio ad aprile il numero è raddoppiato rispetto ai casi del 2011. Le vittime sono due specie protette: la tartaruga caretta caretta e il delfino tursiope. Due degli animali marini più delicati ed importanti per la fauna acquatica, i quali con la loro presenza contribuiscono a mantenere inalterato l’equilibrio tra le specie.

Di difficile identificazione le cause dello spiaggiamento, che hanno portato alla morte ben 14 animali. Molte associazioni si scagliano contro i sonar delle imbarcazioni militari colpevoli di disorientare i delfini e le tartarughe, altri imputano le cause alla presenza di navi impegnate nella ricerca di idrocarburi nei fondali. Oltre ad un massiccio traffico di pescherecci e natanti, colpevoli di devastare l’ambiente sotterraneo rendendo più complessa la ricerca del cibo.

A riprova di una situazione complessa è lo spiaggiamento, nel 2009, di 7 capodogli sulle coste pugliesi. Dall’autopsia venne identificata la presenza nello stomaco di corde, reti da pesca, contenitori e buste di plastica. Ora il responsabile nazionale di Programma Mare del Wwf, Marco Costantini, richiede l’autopsia sui 14 corpi spiaggiati per identificare le responsabilità.

«Se effettivamente c’è una frequenza di spiaggiamenti più elevata del solito,è bene che si indaghi dal punto di vista autoptico per capire se si tratta di un fenomeno naturale o di origini antropiche. Ritengo necessario che si proceda alle autopsie , è l’unico modo per accertare le ragioni di queste morti; in ogni caso, è una decisione che compete al ministero dell’Ambiente e al Servizio veterinario. Allo stato dei fatti, mi sembra di poter escludere che gli spiaggiamenti siano stati causati da sbalzi di temperatura o da batteri presenti in mare o ancora dalle correnti che nel nostro Adriatico non sono così rilevanti.»

Dello stesso avviso il Presidente dell’Ente Parco Nazionale del Gargano, Stefano Pecorella, preoccupato per le sorti del mare e delle spiagge della zona. Lui stesso ha coinvolto nella vicenda il ministero dell’Ambiente, la Regione Puglia, l’Ispra e l’Arpa.

«Il sistema ambientale ci manda dei messaggi che dobbiamo decodificare il prima possibile e con i mezzi più idonei. La tutela e la salvaguardia dell’intero territorio non sono affatto argomenti procrastinabili e serve il serio e costante impegno di tutti, ciascuno per le proprie competenze e specificità. In questi termini il Parco vigilerà e terrà accese le luci su queste vicende.»

24 aprile 2012
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