Il tarassaco, conosciuto anche come dente di leone, è una delle erbe spontanee maggiormente diffuse in Italia. Spesso chiamato comunemente anche soffione, per via dei suoi morbidi semi “a paracadute” trasportati dal vento, caratterizza per quasi tutta la primavera prati, sottoboschi e aiuole. Eppure questa pianta può essere utilizzata anche come varietà ornamentale, oppure in cucina o per scopi fitoterapici. Ma come coltivarla autonomamente, in vaso oppure in orto?

Essendo tra le erbe spontanee più diffuse, nonché dalla natura anche infestante, il tarassaco potrebbe essere già disponibile nel proprio giardino, un fatto che non richiederà praticamente nessuna opera speciale di cura. In caso contrario, la pianta si adatta perfettamente a ogni zona del clima mediterraneo, anche se potrà essere utile chiedere consiglio al proprio fornitore di botanica di fiducia prima di seminarlo, anche per vagliare le necessità climatiche della propria zona di residenza.

Cosa sapere prima di coltivare il tarassaco

Il Taraxacum officinale è una pianta angiosperma appartenente alla famiglia delle Ateracee. Noto fin dall’antichità, dove veniva impiegato perlopiù come medicamento, è da sempre sfruttato per le sue radici e foglie, nonché a scopo ornamentale. Conosciuto anche con diversi nomi popolari – dente di leone, cicoria selvatica, lappa, soffione e molti altri – è caratteristico dei climi mediterranei, dove cresce pressoché spontaneamente e manifesta una natura infestante, grazie anche alla facilità di trasporto dei suoi semi, portati anche a grande distanza dal vento. Pianta perenne, presenta un’altezza dai 3 ai 9 centimetri, con una radice a fittone da cui si sviluppa una rosetta basale di foglie lunghe e frastagliate: dal centro della rosetta si estende un lungo stelo glabro, da cui spunta un’inflorescenza a capolino gialla, con brattee nella caratteristica disposizione a calice. Dal fiore si sviluppa quindi un achenio, un ciuffo di morbida e impalpabile peluria bianca, pensato per trasportare i semi a distanza con l’azione del vento.

Il clima preferito è quello del Mediterraneo e temperato: il tarassaco è pressoché rilevabile in tutta Italia, dalle zone delle coste fino anche a 2.000 metri di altezza. Ama l’esposizione al sole e al medio vento, sfruttato per la propagazione dei semi, e presenta una natura molto rustica, che ne permette un rapido adattamento a qualsiasi tipo di habitat, anche fra i più duri montani. Capace di svilupparsi spontaneamente pressoché ovunque, lo si può rilevare dall’inizio della primavera fino all’autunno inoltrato.

Il terreno ideale è quello morbido, sciolto e altamente drenante, sebbene la pianta si adatti facilmente anche ad altre tipologie di terriccio, data la sua già citata natura rustica. Per la coltivazione non è solitamente necessaria una grande fertilizzazione, anche se il ricorso a concimi organi quali il compost potrà essere certamente d’aiuto.

Le necessità d’acqua non sono eccessive, considerato come normalmente la pianta si adatti all’approvvigionamento dei comuni fenomeni atmosferici. Nelle stagioni più calde dell’anno, soprattutto nei periodi di lunga siccità, può essere opportuna un’annaffiatura mediamente regolare, vagliando sempre l’aridità del terreno.

Coltivazione in vaso e orto

Non è di solito necessario coltivare il tarassaco poiché, anche in piccoli giardini, è solito crescere spontaneamente. Detto questo, la coltivazione rimane comunque possibile, sia in vaso che in orto, e non presenta difficoltà alcuna. Le piante coltivate possono essere scelte a scopo ornamentale, alimentare e fitoterapico, in questo ultimo caso si rimanda però al parere del medico e degli esperti.

La predisposizione del vaso è, come ogni varietà floreale, molto importante. Sul fondo andrà predisposto un letto di ghiaia e cocci, oppure di palline d’argilla espansa, per favorire il deflusso dell’acqua. I ristagni eccessivi d’acqua, infatti, potrebbero essere dannosi per le radici. Si riempie quindi il tutto con del terriccio morbido, sciolto e drenante, anche arricchito con compost se lo si desidera.

La coltivazione può avvenire per semina, in semenzaio da fine marzo fino a maggio inoltrato, mentre direttamente a dimora nel mese di giugno. Si semina solitamente a spaglio e, all’apparizione dei primi germogli, si provvede a eventuale diradamento. Essendo una specie abbastanza infestante, la moltiplicazione può essere molto rapida, per questo saranno necessarie delle opere di eradicazione abbastanza regolari. Il raccolto, se si sceglie il tarassaco come varietà alimentare o fitoterapica, varia a seconda degli usi. In genere, si attende che la pianta sia sufficientemente matura.

Tra le operazioni di manutenzione ciclica, la sarchiatura, il diradamento e il controllo dei parassiti, anche se specie decisamente resistente agli attacchi esterni.

7 febbraio 2016
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