L’Adriatico, mare dalle potenzialità turistiche eccezionali, vive ogni giorno piccoli e grandi drammi ambientali. Gasdotti e basi petrolifere minacciano, infatti, di imprimere il loro marchio soprattutto sulle coste pugliesi e molisane.

Taranto poi è uno dei simboli italiani dell’inquinamento grazie all’Ilva ed alla sua lunga storia di emissioni nocive. Ebbene, proprio all’interno del porto di Taranto, si è assistito in queste ore allo sversamento in mare di 15 tonnellate di carburante. La piccola marea nera creatasi – “piccola” per modo di dire – copre già 800 m2 di mare. La buona notizia è che la Capitaneria di Porto starebbe già lavorando per ridurre i danni insieme con i tecnici dell’Arpa.

Inizialmente accusata del disastro una nave battente bandiera panamense (una combinazione quasi macabra che non può non riportare alla mente l’incidente ben più grave occorso non troppo tempo fa nel Golfo del Messico) ormeggiata dentro il porto e posizionata proprio sopra la chiazza di bunker.


È ancora presto per calcolare i danni, ma non per ricordare quanto sia statisticamente facile, purtroppo, che “falle” del genere si verifichino, mettendo a repentaglio i nostri mari e le nostre coste. Queste le prime dichiarazioni della Capitaneria di Porto, rilasciate dal Comandante in seconda Francesco Russo:

Gli accertamenti sono ancora in corso per attribuire le responsabilita'; e’ in azione un pool specializzato che sta verificando sia con i documenti di bordo che con l’ispezione delle cisterne. Abbiamo affidato all’Agenzia regionale per l’ambiente Arpa le analisi del carburante finito in mare. La ricognizione subacquea non ha riscontrato falle. C’e’ l’ipotesi di un incidente, non saprei se per errore umano o meccanico, nella gestione del carburante. E’ un’ipotesi, perche’ non ci sono falle.

Fonti: BorsaItaliana.it

12 aprile 2012
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max, venerdì 13 aprile 2012 alle9:05 ha scritto: rispondi »

Cosa c'entri il mare Adriatico con Taranto non l'ho ancora capito.

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