Gli impianti da fonti rinnovabili vanno considerati a tutti gli effetti come un servizio pubblico e gli enti locali non sono autorizzati a chiedere extracanoni o altri balzelli fiscali a chi li costruisce. Lo ha deciso il TAR di Lecce, accogliendo due ricorsi avanzati dalle aziende Donna Cinzia S.r.l. e Produzioni Fotovoltaiche M1, che dopo aver costruito due impianti fotovoltaici a terra da 1 MW ciascuno si erano visti recapitare dalla Provincia di Lecce una astronomica cartella esattoriale per il COSAP, il canone di occupazione di spazi e aree pubbliche.

La Provincia, in pratica, aveva chiesto 50 volte il valore normale del canone per le strette e lunghe linee interrate che portano i cavi elettrici dagli impianti fotovoltaici alla cabina dell’ENEL. Le due aziende, ovviamente, non avevano affatto previsto una spesa del genere nel loro business plan e si sono per tanto rivolti al TAR pugliese.

Che ha dato loro ragione e ha anche ribadito ciò che dovrebbe essere scontato: gli impianti da fonti rinnovabili, poiché producono energia elettrica, sono senza alcun dubbio opere che svolgono servizio pubblico. Ciò vuol dire che non solo non si può chiedere un extracanone per le opere accessorie come le linee interrate, ma bisogna persino riconoscere loro il canone agevolato. Tanto quanto viene riconosciuto, ad esempio, a ENEL.

Onestamente non ci voleva un Tribunale amministrativo per capirlo e la Provincia di Lecce avrebbe semplicemente potuto leggere il decreto legislativo 387/03, fonte di tutte le leggi sulle rinnovabili, per sapere che gli impianti fotovoltaici sono opere “di pubblica utilità e indifferibili e urgenti”.


Germana Cassar, che ha assistito legalmente una delle due aziende, canta vittoria:

Siamo riusciti a dimostrare che le aziende titolari di impianti di produzione di energia rinnovabile rientrano a pieno titolo nella categoria degli esercenti un’attività strumentale a un pubblico servizio e sono quindi parificate ai gestori di rete, come Enel e Terna, per quanto concerne il pagamento di tale canone

Le amministrazioni locali sono più che avvertite: non si fa cassa con le energie rinnovabili.

25 aprile 2012
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