Ieri è giunta la decisione del TAR del Lazio che di fatto autorizza l’espianto degli ultimi 13 ulivi (su un totale di 211) che dovrebbero lasciare il posto al gasdotto TAP, nella località di San Foca. Bocciato dunque il ricorso presentato dalla Regione Puglia nel tentativo di bloccare o quantomeno impedire temporaneamente i lavori. Oggi riprendono le proteste, che vedono di nuovo San Basilio di Melendugno (in Provincia di Lecce) al centro di uno scontro che si protrae ormai da settimane.

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Il consorzio che si occupa di gestire i cantieri del Trans Adriatic Pipeline dichiara la necessità di portare a termine l’operazione entro il 30 aprile, poiché è questo il giorno fissato come scadenza temporale per la rimozione degli alberi. Un eventuale ritardo porterà inevitabilmente a dover attendere il mese di novembre.

Le proteste del fronte No TAP si sono accese nel corso della notte, con la mobilitazione di circa 300 persone e il lancio di pietre verso le guardie giurate disposte a protezione del cantiere, nonché attraverso la rimozione di pannelli della recinzione e mediante l’installazione di alcune barricate, stando a quanto comunica la società.

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Il clima rimane dunque teso e si temono nuovi problemi di ordine pubblico. Tra chi si oppone all’opera (definita dal TAR del Lazio una “dichiarata infrastruttura strategica, di preminente interesse per lo Stato”) figura anche il governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, che ha prontamente espresso l’intenzione di voler portare la questione sul tavolo della Corte Costituzionale.

Dei 211 ulivi interessati dall’eradicazione, 157 sono già stati trasportati nel sito di stoccaggio allestito presso la masseria del Capitano, 30 si trovano invece all’interno di vasi custoditi nell’area del cantiere e 11 in un altro deposito. Per 16 di questi servirà invece un via libera (non ancora firmato) da parte degli uffici regionali, poiché rientrano nella categoria degli ulivi monumentali e per questo necessitano di una particolare tutela.

21 aprile 2017
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