Il TAP? No non è una storpiatura del TAV, come saprete, anche se esistono i NO TAP (che richiamano evidentemente i NO TAV). Si tratta del gasdotto che dovrà attraversare l’Adriatico, portando il gas dal Caucaso (più precisamente dal vituperato Azerbaigian) fino alla Puglia.

Nonostante i territori interessati siano insorti, preoccupati per l’impatto sulla natura, sul turismo e, in caso di incidente, su coltivazioni e pesca, le istituzioni italiane sembrano decisamente felici di questo piano, che recentemente ha ricevuto una brusca accelerata. Ad esempio, ultimo fra i grandi elogiatori, il Presidente del Consiglio, Enrico Letta, che ha dichiarato:

Il risultato positivo sul Tap è un’ottima notizia per Italia e Grecia e ha coronato un grande impegno dei nostri Paesi. è una notizia con scadenza lunga, con effetti per i prossimi 20 anni.

In prospettiva sposta il cuore degli hub energetici europei e rende la nostra area comune adriatico-jonica centro della futura politica energetica europea. In prospettiva i prezzi dell’energia saranno più bassi.

>>Scopri perché L’Economist ha dato ragione ai NO TAV

Queste parole sono state dette all’interno di una conferenza stampa congiunta col primo ministro greco. I maligni potrebbero ritrovare una relazione tra questi accordi e i fattacci di cronaca politica che hanno interessato poco tempo fa il Ministero degli Interni e quello degli Esteri. Ovviamente, approfondire la questione non è certo nostro compito, anche se la coincidenza temporale è certamente curiosa.

Più centrale è notare come il dibattito attorno al TAP non sia comunque ancora concluso. Come hanno ricordato i NO TAP, anche se la Commissione Ambiente del Senato ha dato il suo via libera all’opera, ha comunque preteso che gli enti locali vengano sentiti e che le decisioni vengano prese per concertazione.

La lotta quindi continua e molto si giocherà su problemi di tempistiche. Secondo i piani, il primo gas dovrebbe arrivare in Puglia già nel 2019. Considerando che il prossimo anno dovrebbe essere perso per ottenere tutte le autorizzazioni burocratiche, i lavori non dovrebbero durare più di cinque anni. Dunque, è difficile immaginare una lotta che assuma davvero le forme della battaglia contro il TAV o contro il MUOS. D’altra parte, molte autorizzazioni devono, come detto, ancora essere concesse: ci sono quindi spazi abbastanza importanti per scongiurare il rischio che la spiaggia di San Foca, sede di arrivo del gasdotto, venga deturpata.

30 luglio 2013
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I vostri commenti
alsarago58, mercoledì 31 luglio 2013 alle0:30 ha scritto: rispondi »

"più precisamente dal vituperato Azerbaigian" Vituperato? E chi l'ha vituperato? Gli armeni? "I maligni potrebbero ritrovare una relazione tra questi accordi e i fattacci di cronaca politica che hanno interessato poco tempo fa il Ministero degli Interni e quello degli Esteri" Ehi quello è il Kazakistan, non tutti i paesi che finiscono in "...stan" sono la stessa cosa...

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