Tai Chi: praticarlo riduce rischio di caduta negli anziani

Chi pratica Tai Chi acquisisce un maggiore equilibrio ed è più difficilmente vittima di cadute. A sostenerlo i ricercatori della Oregon Health & Science University School of Nursing, secondo i quali l’antica arte marziale interna cinese risulterebbe ben più efficace del semplice stretching o di esercizi multimodali per il benessere di equilibrio, flessibilità e allungamento muscolare.

Lo studio sugli effetti del Tai Chi Chuan per l’equilibrio e la salute degli individui è stato condotto dai ricercatori su 670 cittadini dell’Oregon, di età media 78 anni, seguiti per un periodo di 24 settimane. I partecipanti sono stati suddivisi in tre gruppi: il primo ha previsto la pratica del Tai Chi, il secondo di esercizi di stretching e il terzo attività multimodali (equilibrio, aerobica, flessibilità). Per essere ammessi allo studio i volontari dovevano aver subito una caduta, documentabile da ammissione in Pronto Soccorso e cartelle cliniche, e presentare una diagnosi ufficiale di rischio caduta o ridotta mobilità.

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Trascorsi i sei mesi di pratica previsti dallo studio i ricercatori hanno raccolto i dati relativi alle cadute occorse nel periodo, riscontrando come coloro che praticassero Tai Chi avessero un rischio minore di cadere (-58%) rispetto a chi praticava solamente stretching o si era sottoposto a esercizi multimodali (-31%). Delle 733 cadute registrate 85 erano riferite a chi praticava Tai Chi, 112 esercizi multimodali e 127 stretching.

La pratica del Tai Chi è stata associata nel corso degli anni anche al trattamento dei dolori cronici, come sostenuto dal National Centre for Complementary and Integrative Health (USA), o anche della fibromialgia: secondo alcune università statunitensi quest’antica arte marziale interna sarebbe in grado di alleviare i sintomi fisici e psicologici della malattia. I benefici del Tai Chi Chuan si estenderebbero anche alla cura della depressione (studio datato 2017 del Massachusetts General Hospital), oltre a rappresentare un’ottima soluzione per chi ha necessità di recuperare dopo un attacco cardiaco (studio del 2017, Brown University).

12 settembre 2018
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