Dalla pratica del Tai Chi può arrivare un aiuto per chi affronta la fase di recupero dopo un attacco cardiaco. A sostenerlo sono i ricercatori della Brown University, secondo i quali questa arte marziale cinese può fornire a coloro che hanno subito un infarto o un serio problema al cuore nel periodo di riabilitazione.

Secondo quanto affermato dai ricercatori della Brown University il Tai Chi Chuan fornirebbe ai pazienti una soluzione alternativa alle normali pratiche fisiche di riabilitazione, rifiutate da 3 persone su 5 perché poco piacevoli. Un rifiuto che però provocherebbe un aumento del rischio di mortalità prematura del 18%, evitato da coloro che scelgono di praticare l’antica arte marziale cinese.

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I pazienti trarrebbero beneficio dai lenti e leggeri movimenti praticati nel Tai Chi, che aiuterebbero il corpo a recuperare il proprio equilibrio e la mente a voler mantenere uno stile di vita più attivo. Stando a quanto pubblicato sul Journal of the American Heart Association sono stati 29, tra uomini e donne, a far parte dello studio condotto dalla Brown University: due i gruppi, uno a cui sono state assegnate 24 lezioni in 3 mesi e l’altro che ha ricevuto l’indicazione di frequentarne 52 nell’arco di due anni.

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Al termine del periodo due terzi di loro aveva seguito tutte le lezioni, mentre il 100% di loro ha dichiarato di aver gradito la pratica di tale arte marziale interna (scongiurando quindi il rischio di rifiutare la riabilitazione fisica). Come ha sottolineato la dott.ssa Elena Salmoirago-Blotcher, prima firma dello studio:

Abbiamo pensato che il Tai Chi potesse rappresentare una buona soluzione per queste persone perché si può cominciare in maniera molto semplice e lenta. All’aumentare della sicurezza la velocità e i movimenti possono essere modificati per incrementare l’intensità. La pratica del Tai Chi può passare da livelli di intensità bassi a moderati. L’enfasi su respirazione e rilassamento può aiutare anche con la riduzione dello stress.

11 ottobre 2017
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