Taglio della coda dei maiali: arriva un piano ministeriale

La pratica di tagliare la coda dei maiali, purtroppo ancora abbastanza diffusa negli allevamenti di suini italiani, potrebbe finalmente giungere a uno stop. Il Ministero della Salute, a seguito dell’intervento della Commissione Europea dello scorso novembre, ha infatti deciso di intraprendere i primi passi per adeguarsi alla Direttiva 2008/120/CE per mettere al bando questa usanza e garantire migliori condizioni di vita agli animali.

Chiamata caudectomia, la pratica comporta l’eliminazione chirurgica della coda dei suini già in tenerissima età, per evitare fenomeni di aggressione fra gli esemplari all’interno degli allevamenti. Considerata a livello europeo una scelta non in linea con il benessere dei suini, una direttiva ne ha già messo da tempo al bando il ricorso, tuttavia l’Italia è apparsa in ritardo sulla predisposizione di norme apposite. Così come riferito da Il Fatto Alimentare, il Ministero della Salute ha però ora deciso di provvedere, con un piano diviso in due parti.

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Nella prima fase verranno raccolte informazioni sugli allevamenti, affinché si possano ottenere dati sui fattori che contribuiscono al morso delle code da parte degli esemplari: fra questi concorrono le condizioni strutturali dell’allevamento, la pulizia, la temperatura, la qualità dell’aria, la salute dei suini, i quantitativi di cibo, lo spazio disponibile e molto altro ancora. Questi dati dovranno giungere al Ministero, compilati dagli stessi allevatori, entro il 31 dicembre 2018. A questi si aggiungeranno le indicazioni emerse dai controlli dei Servizi Veterinari Pubblici, pronti a classificare il benessere dei suini nelle strutture secondo una specifica classifica, nonché testimoniare l’eventuale diffusione del taglio delle code. Nella seconda fase, ovvero nel 2019, si passerà all’implementazione di tutte quelle misure preventive che possano evitare il morso della coda fra gli esemplari.

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Al termine degli interventi migliorativi, il taglio della coda sarà ammesso solo per quelle strutture che, secondo i Servizi Veterinari, non potranno applicare soluzioni migliori per evitare gli scontri fra i suini.

24 luglio 2018
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