È passato un anno dagli accordi che sono stati presi a Parigi per invertire la rotta della “crescita ad ogni costo”. Paesi come la Francia, la Germania e la Finlandia hanno elaborato, in questo lasso di tempo, delle strategie per puntare al raggiungimento dei 169 Target dell’Agenda 2030.

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L’Italia? Il nostro Paese è ancora molto lontano da questi target e dai 17 Obiettivi che ha sottoscritto all’assemblea generale dell’ONU dello scorso anno.

La situazione del Belpaese viene delineata nel rapporto di ASviS (Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile) “L’Italia e gli obiettivi di Sviluppo Sostenibile” che è stato appena presentato alla Camera dei Deputati.

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I dati non sono per niente incoraggianti. Enrico Giovannini, ex Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, ora portavoce per ASviS, illustra quali sono i punti dolenti su cui il nostro Paese dovrebbe mettere mano immediatamente:

Oltre 4,5 milioni di poveri assoluti, un tasso di occupazione femminile inferiore al 50%, oltre 2 milioni di giovani che non studiano e non lavorano; con investimenti in ricerca e sviluppo di poco superiori all’1% del PIL, tassi di abbandono scolastico del 27,3% per i figli di genitori meno istruiti a fronte del 2,7% per i figli di genitori in possesso di laurea e un rapporto tra ricchi e poveri tra i più squilibrati dell’area OCSE; con significative disuguaglianze di genere e un’inaccettabile violenza sulle donne (76 femminicidi dall’inizio dell’anno); un degrado ambientale forte soprattutto in certe zone del Paese e tutte le specie ittiche a rischio; con il 36% di persone che vive in zone ad alto rischio sismico e un’alta mortalità a causa dell’inquinamento atmosferico nei centri urbani; con una transizione troppo lenta alle fonti rinnovabili rispetto agli accordi di Parigi.

L’ASviS, alleanza che riunisce quasi 130 organizzazioni della società civile, si è offerta come supporto tecnico per questo Governo, affinché le scelte che vengono fatte siano consapevoli e adeguate all’urgenza della situazione mondiale. Per questo nel documento sono contenute numerose proposte:

  • Dovrebbe essere inserito nella Costituzione italiana il principio secondo il quale lo sviluppo sostenibile deve essere il punto di riferimento per tutti gli operatori economici e sociali. Secondo i tecnici che hanno redatto il rapporto bisognerebbe intervenire in particolare sugli articoli 2,3 e 9.
  • Il Presidente del Consiglio deve assumere la guida riguardo al processo di attuazione della Strategia che il Governo, ed in particolare il Ministero dell’Ambiente, sta preparando.
  • Dovrebbe nascere un Comitato Interministeriale per lo Sviluppo Sostenibile (CIPE).
  • Dovrebbe essere coinvolta la Conferenza Unificata al fine di valutare le responsabilità delle Regioni e dei Comuni rispetto alle materie dell’Agenda 2030.
  • C’è la necessità di creare un Comitato consultivo sull’Agenda 2030 e le politiche per lo sviluppo sostenibile. Dovrebbero farne parte esperti nelle diverse materie e rappresentanti delle parti sociali e della società civile.
  • È importante che il Governo ogni anno realizzi un “Rapporto sullo sviluppo sostenibile in Italia” che sia in grado di valutare gli interventi messi in campo per il raggiungimento degli obiettivi prefissati.
  • Serve dare il via ad una campagna informativa diffusa e continua che si concentri sui temi dello sviluppo sostenibile, così come serve un programma nazionale di formazione sulla sostenibilità, dedicato soprattutto alle nuove generazioni.
  • Infine è necessario che l’ISTAT abbia i mezzi e le risorse per realizzare una base dati scegliendo, tra gli oltre 230 indicatori selezionati dalle Nazioni Unite, quelli per il nostro Paese e utilizzandoli per fare analisi immediate della condizione attuale e dei passi in avanti che vengono fatti di volta in volta.

29 settembre 2016
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