Di primo acchito può ricordare la trama di “Okja”, pellicola targata Netflix in concorso all’ultimo Festival di Cannes, ma le applicazioni sembrano essere assai diverse. L’Institute of Food and Agricultural Science dell’Università della Florida, infatti, avvierà una ricerca per studiare una vera e propria supermucca: un esemplare bovino in grado di sopravvivere alle scommesse future dei cambiamenti climatici. La ricerca si protrarrà per tre anni e ha già ottenuto finanziamenti federali pari a 733.000 dollari.

Secondo quanto reso noto dai ricercatori, il progressivo aumento delle temperature causerà gravi problemi sia all’agricoltura che all’allevamento, in particolare sul fronte dei bovini. Gran parte delle mucche da latte e da carne, infatti, non sarebbe in grado di sopportare giornate torride per lunghi periodi, così come testimonia la recente moria proprio negli Stati Uniti a causa di una prolungata ondata di afa. Una razza in particolare, la Brangus, ha però dimostrato maggiori capacità di resistere alla colonnina di mercurio in crescita.

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Gli esperti desiderano quindi analizzare questi bovini, per comprendere quali siano i meccanismi fisici e chimici che permettono al loro organismo di adattarsi più facilmente al caldo, attivando una migliore termoregolazione corporea. In particolare, i ricercatori analizzeranno il genoma di questa razza, per verificare sia possibile isolare il gene responsabile della termoregolazione, per poi eventualmente estenderlo alle altre razze. L’obiettivo è ottenere bovini sia da latte che da carne in grado di adattarsi più facilmente alle sfide ambientali del futuro, poiché una delle fonti primarie per l’approvvigionamento alimentare umano.

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In ogni caso, la scommessa dei cambiamenti climatici dovrà comportare un ripensamento della stessa alimentazione umana, poiché non coinvolgerà unicamente gli allevamenti di bovini, ma la catena alimentare nel suo complesso. Sembra che in futuro potrà risultare necessaria una riduzione delle fonti animali in favore di quelle vegetali: le aree coltivabili sul Pianeta potrebbero concentrarsi in zone più esigue rispetto alle attuali, rendendo quindi più efficiente la produzione di ortaggi in relazione a carne e latte.

5 luglio 2017
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