La possibilità di introdurre delle coltivazioni OGM accende da sempre fitte polemiche, con la contrapposizione accesa fra sostenitori e contrari di una simile pratica. Da un lato chi sottolinea come, grazie agli organismi geneticamente modificati, si possano ottenere frutta e verdura più resistenti, soprattutto all’attacco dei parassiti e dei cambiamenti climatici i corso. Dall’altro, i dubbi su una pratica che non avrebbe ancora completamente svelato i possibili effetti avversi sulla salute e il suo impatto sulla biodiversità. Fra questi due estremi, però, vi sono anche delle sperimentazioni che rischiano di mettere tutti d’accordo: è il caso della super banana OGM, un’arma pensata contro le carenze alimentari nel mondo.

Il progetto australiano, voluto dalla Queensland University of Technology (QUT) e sostenuto dalla Bill and Melinda Gates Foundation, mira alla produzione di banane che siano più ricche di alfa e beta-carotene, essenziali per la produzione di vitamina A. Una sperimentazione già arrivata alla fase dei trial sull’uomo, per verificare se effettivamente il consumo della banana arricchita possa aumentare i livelli di vitamina A disponibili.

La ricerca mira all’avvio della coltivazione della banana OGM in Uganda entro il 2020, mentre i trial sull’uomo sono in via d’inaugurazione negli Stati Uniti, dove gli effetti sull’organismo saranno misurati per un minimo di 6 settimane e con dei follow up molto estesi nel tempo. Per arrivare al risultato desiderato, i biotecnologi della QUT hanno modellato il corredo genetico del normale banano, incrementando la produzione di alfa e beta-carotene già naturalmente presenti nel frutto. Il tutto, assicurano, nel pieno della sicurezza per gli esseri umani, così come si spera i trial che verranno condotti a breve potranno confermare.

Comprendere perché sia stata scelta proprio la banana per questo progetto non è complesso. Ben compatibile con le alte temperature e già oggi coltivata in gran parte dell’Africa – tra cui Rwanda, Kenya, Tanzania e in alcune aree del Congo – si tratta di uno degli alimenti più accessibili per le popolazioni più povere del mondo. In queste aree la non sufficiente assunzione di vitamina A porta a degli effetti devastanti sulla salute degli individui, con la stima di 650.000-700.000 bambini già in deficit avanzato e oltre 300.000 con problemi di varia natura alla vista derivanti da tale carenza. Data la facile trasferibilità della tecnologia, abbinata alla produzione in loco così da abbatterne i costi sia di coltivazione che di vendita finale, si pensa si potranno arginare i rischi più gravi dalla deficienza di vitamina A, tra cui un sistema immunitario indebolito, malformazioni ossee, ritardo nello sviluppo dei bambini, problemi alla vista, pelle secca e perdita dei capelli, olfatto alterato, scarsa produzione di saliva, stanchezza cronica, anemia e molto altro ancora.

16 giugno 2014
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