Summit di Varsavia: scarso impegno costerà caro secondo gli scienziati

Dalla COP di Varsavia non arrivano buone notizie. Come mostrato in precedenza, sono molti i Paesi che si oppongono a interventi stringenti per quanto riguarda il taglio delle emissioni e così i negoziati rischiano di deragliare.

A due giorni dalla fine del summit di Varsavia sono gli scienziati a prendere la parola e a tentare di riconciliare le parti mostrandogli le conseguenze delle loro azioni. Anzi per essere più precisi delle loro “non-azioni” visto che, dall’America all’Oceania, quasi nessuno vuol prendere impegni.

A spaventare il mondo oggi è Climate Analytics, un gruppo di scienziati indipendenti guidati da Bill Hare, i quali hanno delineato uno scenario piuttosto preoccupante. Scordiamoci l’innalzamento medio delle temperature di 2 gradi, quello che avrebbe comportato cambiamenti ambientali minimi. Il riscaldamento globale sarà di circa il doppio.

Secondo i calcoli degli scienziati riuniti in questa organizzazione no-profit, entro la fine del secolo c’è il forte rischio che le temperature medie crescano di 3,7 gradi Celsius. Inoltre se, come sembra in questi giorni, il futuro dell’energia sarà affidato ancora al carbone, i gradi potrebbero essere molti di più.

Secondo il Dr. Hare, la mancanza di impegno di due Paesi fondamentali come Australia e Giappone pone in serio pericolo il futuro del pianeta. Se loro, come hanno dichiarato di voler fare, continueranno a investire nel carbone, c’è il serio rischio che anche gli altri Paesi (vedi Cina e Stati Uniti) lo facciano e gli sforzi europei sarebbero praticamente inutili.

La conseguenza sarebbe un incremento delle emissioni che porterebbe entro la fine del secolo a un’innalzamento delle temperature di ben 5 gradi, un livello che il pianeta non conosce da 55 mila anni.

Secondo i dati dell’Agenzia Internazionale per l’Energia, l’Australia aumenterà la produzione di carbone del 50% entro il 2035, per la maggior parte esportato. In questo modo, sottolinea Hare, il governo australiano scaricherebbe le responsabilità sugli altri Paesi, ma non è rimpallandosi le colpe che si risolverà la questione ambientale.

Persino il Paese ospitante il congresso, la Polonia, non sembra intenzionato a dare il buon esempio. Negli stessi giorni infatti ha organizzato anche una conferenza mondiale sul carbone e il Primo Ministro Donald Tusk ha intenzione di puntare sul gas scisto per il futuro.

Molti politici e industriali continuano a ribadire che non c’è nulla di cui preoccuparsi, ma i dati scientifici non mentono. Nel 1750 l’anidride carbonica nell’atmosfera era a 277 parti per milione. Nel 2012 ha raggiunto le 393 ppm, e la fatidica soglia delle 400 ppm, il punto di non ritorno, è già stata superata una volta.

Secondo gli scienziati riuniti a Varsavia, il 43% delle emissioni è derivato dal carbone. È dunque una follia continuare a puntare su questo combustibile antico e sporco, piuttosto che sulle rinnovabili.

In conclusione della loro analisi, gli scienziati hanno spiegato come mai è così preoccupante che la temperatura media possa salire così tanto. Arrivare a 4 gradi di temperatura media in più significa che nelle giornate calde la temperatura può variare dai 6 ai 12 gradi in più rispetto al normale (i superamenti dei 40 gradi saranno abituali), il livello del mare potrebbe crescere di 80 centimetri e la siccità metterebbe a rischio le colture portanti dell’alimentazione umana, ovvero grano, riso e mais. Da qui a fame, malattie e guerre il passo è breve.

21 novembre 2013
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I vostri commenti
Giuliano Ceradelli, giovedì 21 novembre 2013 alle22:18 ha scritto: rispondi »

Il Prof. Bill Hare tanto indipendente non credo sia. Ormai da ogni parte i dati confermano che lo scenario apocalittico dipinto negli anni passati era infondato, anche su Le Scienze, che nessuno può sospettare di simpatie “negazioniste”, è apparso un articolo eloquentemente intitolato “Scenari meno estremi per il riscaldamento globale” nessuno nomina più Al Gore che per pudore non si fa più vedere in giro e il documentario “Una scomoda verità” si sta guadagnando un posto di primo piano nella storia delle cantonate più imbarazzanti della storia.

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