Il summit di Varsavia, un incontro organizzato dall’ONU per cercare di conciliare le varie posizioni dei Paesi mondiali sul tema della riduzione dell’inquinamento e dello sfruttamento delle risorse, entra oggi nel vivo.

Iniziato l’11 novembre scorso, mai come quest’anno il summit COP diventa decisivo per il futuro dell’ambiente mondiale. Soprattutto viste le posizioni che sembrano sempre più inconciliabili tra le nazioni che vogliono fare la loro parte e quelle che invece non ne vogliono sapere, giustificandosi con la crisi economica che non consente limitazioni al mercato. Queste le posizioni al momento:

  • Europa: La posizione europea è come sempre la più conciliante. Connie Hedegaard, Commissario Europeo per il Clima, chiede unità a tutti i Paesi nonostante la difficile situazione economica, per confermare gli impegni presi sul taglio delle emissioni della CO2 e magari anche migliorando gli impegni. La richiesta che i principali attori in questione fanno è di prendere impegni precedenti al 2020, ma già entro il 2015, puntando su risparmio energetico, rinnovabili, eliminazione degli HFC (gas fluorurati), modifica dei sussidi alle fonti fossili e nuovi limiti alle emissioni del settore trasporti.
  • Stati Uniti: Gli States continuano con la loro teoria di non intervento sul mercato. Non vogliono porre limiti troppo stringenti alle emissioni, pur riconoscendo l’importanza di questa finalità. Per questo promuovono la ricerca sul cosiddetto carbone pulito e sui sistemi di recupero e stoccaggio della CO2. Continua inoltre la politica dello shale gas che Obama non sembra intenzionato ad abbandonare. La road map futura prevede di mandare in “pensione” le centrali più vecchie e sostituirle con quelle più efficienti. L’unico obiettivo posto al 2015 è la chiusura di 205 centrali a carbone obsolete.
  • Cina: La posizione della Cina è molto vicina a quella degli Stati Uniti, con la differenza che, al posto dello shale gas, si punta maggiormente su rinnovabili e nucleare. Il carbone resta però centrale. L’idea del governo cinese è di aprire 3 centrali al mese da qui al 2022. Dopo il 2015 però il piano energetico quinquennale potrebbe essere rivisto.
  • India: L’India non vuol sentire nemmeno nominare le limitazioni alle emissioni. Anzi, nonostante siano stati avviati importanti progetti in particolare sul solare, il suo futuro sarà basato sul carbone, tanto che, secondo le previsioni, nel giro di pochi anni diventerà il secondo Paese importatore al mondo.
  • Giappone: Dopo il disastro di Fukushima il Paese nipponico rivede al ribasso le sue previsioni. Visto che sta facendo a meno del nucleare, che da solo copriva il 30% del fabbisogno energetico nazionale, il dover attingere a petrolio e carbone per garantire elettricità alla sua popolazione costringe il Governo giapponese ad abbassare i limiti alle emissioni. Entro il 2020 porrà il limite ad appena il 3,8% rispetto all’anno 2005 (la richiesta iniziale era il 20% rispetto al 1990). Praticamente l’apporto alla causa sarebbe nullo.
  • Australia: Nemmeno l’Australia ha intenzione di porre limiti alle emissioni. Punterà su un mix di rinnovabili e carbone, ma il Governo ha annunciato di voler abrogare la carbon tax.
  • Agenzia internazionale dell’energia (IEA): Oltre alle nazioni ci sono anche gli organismi internazionali da considerare. La IEA si oppone alla limitazione dei combustibili fossili e in particolare proprio sul carbone, in quanto è convinta che la richiesta in tutto il mondo di questo combustibile sia destinata a salire almeno fino al 2035. Con tutte le emissioni che ciò comporta. Anche se è favorevole allo sviluppo delle rinnovabili, la IEA continua ad appoggiare il mercato dei fossili. Semmai l’impegno si deve spostare, secondo l’agenzia, sui metodi di produzione dell’energia attraverso il carbone che, se fossero più efficienti, ridurrebbero ugualmente le emissioni.

A poco serviranno gli appelli degli scienziati che dimostreranno come stiamo sforando il tetto dell’innalzamento della temperatura di 2 gradi e che, di questo passo, il riscaldamento globale sarà catastrofico. L’unico punto su cui quasi tutte le nazioni concordano è di investire in tecnologie meno inquinanti.

Di porre limiti alle emissioni non se ne parla nemmeno. Dopotutto il fatto che ci saranno il 30% di Ministri dell’Ambiente in meno rispetto agli altri meeting del passato (65 membri in meno rispetto a Doha) la dice lunga sulla posizione di molti Paesi sui temi ambientali.

18 novembre 2013
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I vostri commenti
Giovanni Ternali, martedì 19 novembre 2013 alle18:54 ha scritto: rispondi »

Caro Luigi, condivido pienamente il tuo pensiero, purtroppo siamo nelle mani di governanti sconsiderati i quali hanno solamente l'obbiettivo di preservare i propri interessi non considerando il danno che stanno causando a tutto il globo ed all'umanità intera , come se essi facessero parte di un altro pianeta. Auguriamoci a Varsavia prevalga il buonsenso, altrimenti sarà la fine.................................

Luigi Fiorin, martedì 19 novembre 2013 alle14:40 ha scritto: rispondi »

A Varsavia si continua a fare i conti senza l’oste. Gli USA pensano di chiudere 205 centrali a carbone obsolete e di aprirne quante di nuove? Più precisa la Cina che, invece, da sola, ne aprirà ben 390, tre al mese, per non parlare dei “carbonari” progetti di India, IEA e altre. Relativamente consolante sapere che gli USA ammettano di dover concedere la pensione alle vecchie centrali nucleari, ma (“però”) sostituendole con nuove… Negli ultimi, pochi giorni “l’OSTE” della natura ci ha già servito: 1. Il devastante uragano Hayan; 2. Il distacco dall’Antartide di B31, incredibile iceberg di ben 700 km2; 3. Oltre 80 luttuosi Tornado in giro per gli USA; 4. I due cicloni sardi, altri morti, dispersi e devastazione! Varsavia, non ti basta ancora questo menu per fermare il degrado?

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