Summit di Varsavia: associazioni ambientaliste lasciano la conferenza

Sin dal primo summit sul clima del 1992, i risultati di questi incontri non hanno mai soddisfatto in pieno le richieste degli ambientalisti. Mai come quest’anno però lo scontro è stato duro. La battaglia è stata giocata molto sui nervi, tanto che alla fine i nervi sono saltati alle associazioni che hanno preso una decisione senza precedenti: hanno abbandonato i colloqui.

Per la prima volta infatti, a detta delle ONG, quasi tutti i Paesi hanno preso poco sul serio il problema e la conferenza stessa, trasformandola in una farsa. Come ha dichiarato Mariagrazia Midulla, resposabile clima ed energia del WWF Italia:

La Conferenza sul clima è a un livello bassissimo e assolutamente non al passo con quanto richiesto dalla comunità scientifica. I negoziati sul clima sono una cosa molto seria e non si può trasformarli in burla.

Come dimostrato in un precedente articolo, le posizioni delle nazioni alla vigilia del summit non erano per nulla concilianti. Tutt’altro.

A far arrabbiare le associazioni sono stati però essenzialmente due fattori: la poca convinzione di Paesi che una volta sostenevano i negoziati (Giappone e Australia su tutti) a continuare con le politiche ambientali e la poca serietà da parte della Polonia che, in quanto Paese ospitante, avrebbe dovuto dare il buon esempio. Sono lontani i tempi della conferenza di Copenhagen dove il Governo danese prese impegni più severi degli altri per mantenere un comportamento esemplare.

Il presidente polacco ha invece organizzato, durante la COP 19, la conferenza dell’associazione mondiale carbone, ha indicato nel carbone e nel gas scisto i due pilastri sui quali si fonderà il futuro energetico del suo Paese e soprattutto ha licenziato il suo stesso ministro dell’Ambiente, favorevole alle tesi degli ambientalisti, sostituendolo con uno che invece preferisce la politica dello shale gas. Nemmeno gli appelli degli scienziati sul riscaldamento globale hanno fatto cambiare idea ai principali Paesi inquinanti.

Tutti sono rimasti sulle proprie posizioni di partenza e siccome questa volta non si sono fatti vedere i “pezzi da novanta” come Obama o la Merkel, che invece erano presenti in altre occasioni, le associazioni hanno capito che la conferenza era soltanto una farsa e hanno così deciso il gesto clamoroso.

L’unica speranza è che ora alcune associazioni parlino direttamente con i ministri dell’Ambiente, come farà per esempio il WWF con Andrea Orlando, per convincerli dell’importanza delle azioni che stanno per intraprendere e comunicarle anche ai colleghi di Paesi “sensibili” come Cina, India, Giappone, Brasile e gli altri al centro delle polemiche. La speranza è che i colloqui possano continuare ininterrottamente per i prossimi due anni, per poi arrivare alla conferenza di Parigi nel 2015 con una prospettiva migliore.

22 novembre 2013
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