Strelitzia: come coltivarla

È una delle piante dai fiori più originali, ammirata in tutto il mondo per la sua incredibile bellezza: la strelitzia, con le sue forme che ricordano coloratissimi uccelli, è una delle varietà ornamentali più apprezzate e diffuse. Nonostante l’aspetto elegante e insolito, e la provenienza da climi molto diversi da quello mediterraneo, la specie è riuscita comunque ad adattarsi abbastanza facilmente alle condizioni atmosferiche tipiche dell’Italia. Quali sono le sue principali caratteristiche e, di conseguenza, le modalità di coltivazione?

Naturalmente, prima di avviare la coltivazione di qualsiasi pianta ornamentale, è bene chiedere un parere al proprio fornitore di prodotti di botanica di fiducia, per verificare il vegetale possa effettivamente essere compatibile con le caratteristiche del proprio luogo di residenza. Di seguito, qualche utile consiglio.

Strelitzia: caratteristiche e necessità

Strelitzia

Per Strelitzia si intende un genere di piante erbacee appartenenti alla famiglia delle Strelitziaceae, di origine africana. Nonostante la crescita rigogliosa e abbondante in climi decisamente caldi e umidi, la maggior parte delle varietà si adatta anche alle peculiarità tipiche di latitudini più fredde, tanto che oggi è coltivata in tutto il mondo. La pianta è scelta soprattutto come esemplare ornamentale, dati i meravigliosi e originali fiori.

Tra le varietà coltivate, per arricchire vasi o giardini, quattro rappresentanti sono quelli più frequentemente scelte: la Strelitzia alba, la Strelitzia juncea, la Strelitzia nicolai e la Strelitzia reginae. Sul mercato italiano ha trovato ottima diffusione proprio quest’ultima, il cui nome deriva dalla Regina Carlotta di Meclemburgo-Strelitz. La pianta, conosciuta anche come uccello del paradiso per i suoi fiori, è originaria del Sudafrica e si caratterizza da grandi foglie persistenti, avvolte le une sopra le altre, tanto da creare una sorta di fusto eretto. I fiori, invece, si dispongono a becco d’airone, con una colorazione fortemente arancione e piccoli petali blu o violacei, tanto da rimandare l’idea di un uccellino. Abbastanza diffusa è anche la nicolai, con un falso tronco determinato da foglie coriacee, con fiori sempre a becco d’airone ma dalle tinte bianche. Entrambe possono raggiungere importanti altezze – anche di 8 metri – presentando delle foglie molto allungate. Allo stesso tempo, però, si tratta di uno sviluppo verticale decisamente lento nel tempo.

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Date le zone d’origine, la strelitzia predilige un clima temperato, tendente al caldo, preferibilmente mai sotto ai 15 gradi. Per questo, nelle zone più fredde dello Stivale la coltivazione è perlopiù in serra. Pur amando l’esposizione solare, quando le temperature sono troppo elevate è comunque necessario scegliere una penombra.

Il terriccio preferito è di medio impasto, abbastanza umido ma comunque capace di approfittare di un buon deflusso dell’acqua per evitare i ristagni, nonché frequentemente concimato con concime organico, quale il compost. Le annaffiature sono abbastanza importanti, ma molto dipende dal luogo di coltivazione e dalla frequenza delle precipitazioni atmosferiche.

Coltivazione in giardino e in vaso

Strelitzia

La strelitzia può essere efficacemente coltivata sia in giardino che in vaso, anche se questa ultima modalità non è sempre la preferita, date le dimensioni importanti che la pianta può assumere. In ogni caso, è importante predisporre un contenitore adeguato, che sia in grado di contenere il complesso apparato radicale della strelitzia: sul fondo è bene predisporre un letto di cocci o palline d’argilla espansa, per favorire il deflusso, mentre il terriccio dovrà essere sempre ricco di sostanze nutritive, quindi concimato con compost.

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La coltivazione può avvenire per semina, approfittando di un semenzaio, o più frequentemente per moltiplicazione dei cespi. Quest’ultima modalità è molto pratica, nonché permette di conservare le caratteristiche genetiche della strelitzia originaria. L’operazione di trasferimento in dimora definitiva avviene verso la fine della primavera, quando le temperature lo consentono, mentre l’apparizione dei fiori si concretizza generalmente al compimento del quinto anno d’età della pianta.

Sul fronte della manutenzione, oltre all’eliminazione di erbacce ed eventuali parassiti, è sconsigliata la potatura, mentre si devono rimuovere le foglie che, con il tempo, diventeranno fisiologicamente secche. È poi necessario un rinvaso ogni cinque anni, poiché l’apparato radicale tende a svilupparsi molto in profondità.

4 marzo 2018
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