È il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti a delineare quelli che sono gli obiettivi della nuova Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile. In primis c’è bisogno di definire con chiarezza un percorso finalizzato alla trasformazione della nostra realtà economica e ambientale, così da poter fornire una risposta pronta ed efficace ai cambiamenti in atto a livello globale.

Il suo intervento in occasione dell’incontro dedicato alla revisione della Strategia Energetica Nazionale che ha prodotto un documento affidato alle Commissioni Riunite Ambiente e Attività Produttive. La promessa è quella di giungere all’approvazione da parte del CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) entro la fine dell’anno.

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Nel definire nuovi obiettivi e iniziative bisognerà tener conto di quanto stabilito dall’Assemblea Generale dell’ONU in merito all’Agenda 2030 e coinvolgere tutti i soggetti della società che possono esercitare un ruolo attivo in un’ottica di sviluppo sostenibile.

Galletti sottolinea la bontà di quanto visto finora in termini di sfruttamento delle fonti rinnovabili a livello nazionale, passando in poco più di un decennio dal 7,5% al 17,3% della quota complessiva, ma c’è ancora molto da fare, sia sul fronte della mobilità e dei trasporti sia su quello della rete elettrica.

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Tutto questo senza dimenticare l’esigenza di tutelare l’ambiente, una strada già intrapresa dall’Italia nel 2014 con la definizione della Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici dalla quale emergono i principali problemi da affrontare e le azioni da attuare per ottenere risultati in tempi ragionevoli.

A tal fine sarà importante puntare su un’opera di sensibilizzazione e formazione, come già prevedono le Linee Guida sull’Educazione Ambientale stilate dal Ministero dell’Ambiente in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, con la messa in campo di corsi e tirocini rivolti a migliaia di partecipanti.

Altri due punti di cruciale importanza per la strategia sono quelli che toccano la tutela della biodiversità (direttive Habitat e Uccelli) e l’accesso universale ed equo all’acqua potabile. A questo proposito, il ministro cita i passi in avanti compiuti, anche se vanno migliorate le infrastrutture dedite alla distribuzione, considerando un livello medio di dispersione pari al 32% con punte che arrivano in alcuni territori addirittura al 45%:

Si registra un trend in crescita, grazie al progressivo miglioramento dei servizi. Il target può considerarsi realizzabile su scala italiana, in quanto la rete di distribuzione idrica è potenzialmente già in grado di soddisfare la quasi totalità della popolazione.

3 marzo 2017
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