Strategia Energetica Nazionale, le novità e il testo definitivo

La Strategia Energetica Nazionale, il primo aggiornamento dal lontano 1988, ha finalmente un testo ufficiale ed è in consultazione pubblica. Il testo è stato presentato oggi dal Governo, che nelle prossime settimane lo discuterà con le parti sociali ed economiche anche alla luce dei rilievi giunti grazie alla consultazione.

Si tratta di un testo molto corposo ma che, sostanzialmente, è a breve termine: lo scenario di riferimento è il 2020 perché, spiega la stessa SEN, con lo sviluppo galoppante della tecnologia è quasi impossibile immaginare come sarà il mercato dell’energia nel 2050 o anche solo nel 2030. Ciò nonostante tutti i temi principali, anche quelli più scottanti, sono presi in considerazione: hub del gas, contratti gas take or pay, estrazioni petrolifere, ruolo delle energie rinnovabili elettriche e termiche, risparmio energetico e diminuzione dell’intensità energetica dell’economia italiana. Persino lo shale gas è citato più volte nella SEN.

Rimandandovi a un’analisi ben più approfondita del documento (siamo già al lavoro, nel frattempo potete scaricare il testo integrale dal link in fondo all’articolo), ecco quali sono i punti principali della nuova strategia:

  1. Ridurre i costi dell’energia;
  2. Raggiungere e superare gli obbiettivi europei del 20-20-20;
  3. Migliorare la sicurezza degli approvvigionamenti;
  4. Sviluppare la green e la white economy.

Per quanto riguarda le energie rinnovabili sia Passera che Clini che Monti hanno insistito, durante la conferenza stampa di presentazione della SEN, sul fatto che in passato si è esagerato con gli incentivi al fotovoltaico. Per tanto hanno difeso a spada tratta la cancellazione dei sussidi al fotovoltaico agricolo e il drastico taglio a quelli riservati al fotovoltaico sugli edifici. L’idea neanche troppo nascosta era che tutto ciò è stato fatto per sanare un presunto errore del passato.

Con la nuova SEN le rinnovabili elettriche dovrebbero crescere, entro il 2020, fino al 36-38% del mix nazionale. Di pari passo il gas scenderà nella generazione elettrica fino a una percentuale praticamente identica.

Sulle rinnovabili termiche, invece, il documento ribadisce che sta per arrivare il Conto Energia Termico. Questa ennesima conferma, e questa ennesima mancanza di una data, potrebbe lasciar pensare che di Conto Termico non se ne parla prima dell’approvazione definitiva della SEN. Staremo a vedere, nel frattempo apprendiamo che gli incentivi alle rinnovabili termiche ammonteranno a circa 900 milioni di euro l’anno e verranno coperti con nuovi oneri nella bolletta del gas:

Per lo stimolo delle rinnovabili di piccola taglia si punta all’introduzione di un „Conto Termico‟ che incentivi le tecnologie più virtuose, coprendo una quota dei costi di investimento iniziale. L’onere atteso a regime per il sistema è di circa 900 milioni di euro l’anno con copertura sulle tariffe di gas

Riguardo il risparmio energetico, poi, l’obbiettivo è del 25% rispetto ai consumi del 2010:

In particolare, ci si propone di risparmiare ulteriori 20 Mtep di energia primaria al 2020, equivalente a un risparmio di quasi il 25% rispetto allo scenario di riferimento europeo (superando così l’obiettivo del 20%), evitando l‟emissione di circa 55 milioni di tonnellate di CO2 l‟anno e
l’importazione di circa 8 miliardi di euro l’anno di combustibili fossili.

Questo obbiettivo sarà raggiunto con:

  • Il rafforzamento di standard minimi e normative, in particolare per quanto riguarda l’edilizia e il settore dei trasporti;
  • L’estensione nel tempo delle detrazioni fiscali, prevalentemente dedicate al settore delle ristrutturazioni civili, che andranno corrette per renderle più efficaci ed efficienti in termini di costo-beneficio;
  • L’introduzione di incentivazione diretta per gli interventi della Pubblica Amministrazione, impossibilitata ad accedere al meccanismo delle detrazioni e che intendiamo svolga un ruolo di esempio e guida per il resto dell’economia;
  • Il rafforzamento degli obiettivi e dei meccanismi dei Certificati Bianchi, prevalentemente dedicati ai settori industriale e dei servizi, ma rilevanti anche nei trasporti e nel residenziale, che avranno un ruolo fondamentale date le potenzialità dell’ambito di intervento e l’efficienza di costo che uno strumento di mercato come questo dovrebbe garantire.

Per quanto riguarda lo sviluppo del petrolio e del gas nazionali si conferma sia l’obbiettivo del 14% del fabbisogno totale che la voglia di questo governo di mettere mano ai limiti ambientali:

Rimodulare i limiti di tutela offshore imposti dal Dlgs. 128, di particolare rilevanza per la produzione di gas naturale, conservando margini di sicurezza uguali o superiori a quelli degli altri Paesi UE e garantendo la massima attenzione e controllo sulle attività di ricerca e produzione.

Il che è l’ennesima “furbata”: poiché in Europa ci sono paesi che hanno limiti di distanza dalle coste per le piattaforme petrolifere inferiori, o persino inesistenti, rispetto a quelli italiani è del tutto plausibile che Passera troverà il modo di far scendere sotto le 12 miglia la “no-triv zone”. A questo si aggiunge anche l’introduzione dell’autorizzazione unica a trivellare:

Semplificare gli iter autorizzativi, oggi particolarmente lunghi e complessi, ad esempio adottando un modello, largamente diffuso in Europa e nel mondo, di conferimento di un titolo abilitativo unico per esplorazione e produzione e prevedendo un termine ultimo per l’espressione di intese e pareri da parte degli enti locali

Sempre che gli enti locali riescano a mantenere un minimo di ruolo in questa autorizzazione unica, visto che di pari passo con la SEN andrà avanti la riforma del Titolo V della Costituzione che, attualmente, attribuisce alle Regioni la compartecipazione alle decisioni in fatto di energia.

Diversi gli accenni alla questione shale gas. La SEN la prende “alla lontana”: il documento, infatti, tiene in considerazione l’impatto che lo sviluppo del fracking può avere anche sul mercato italiano del gas, ma solo quelli indiretti:

L’impatto per l’Italia non sarà diretto (in quanto non si prevedono sviluppi di tale risorsa), ma potrebbe essere forte quello indiretto, dovuto al potenziale effetto sui prezzi mondiali, soprattutto nel mercato GNL.

In teoria, quindi, il Governo chiude allo shale gas. Ma essendo la prima volta che si pronuncia ufficialmente sulla questione, ed essendo per giunta un pronunciamento “en passant”, non c’è da cantar vittoria troppo presto. Ricordiamo che sono già in corso esperimenti di fracking anche in Italia, a Ribolla in Toscana, e che il progetto del “carbone pulito” nel Sulcis altro non è se non l’unione del fracking con lo stoccaggio della CO2.

Poi, sempre riguardo al gas, si conferma la volontà di trasformare l’Italia nell’hub sud-europeo del gas. Per far ciò il Governo si prepara a favorire:

  • La realizzazione delle Infrastrutture Strategiche, realizzabili con garanzia di copertura dei costi di investimento a carico del sistema, per assicurare nel medio periodo sufficiente capacità di import e di stoccaggio, anche per operazioni spot. Queste beneficeranno anche di iter autorizzativi accelerati e verranno selezionate attraverso procedure pubbliche basate su criteri trasparenti di costo-beneficio per il sistema, assicurandosi che i miglioramenti attesi in termini di competitività di prezzo e di sicurezza di approvvigionamento siano ampiamente superiori rispetto agli eventuali costi a carico del sistema; in tal senso si prevedono necessità relativamente contenute in termini di nuove infrastrutture;
  • Il supporto alla realizzazione di altre infrastrutture di importazione (gasdotti e terminali GNL) non considerate strategiche, anche in regime di esenzione dall‟accesso dei terzi, senza garanzia dei ricavi e contributi finanziari di natura pubblica. Queste infrastrutture potranno avere un ruolo
    chiave nella diversificazione delle fonti e delle rotte di approvvigionamento.

L’hub del gas è stato già definito ormai inattuale da Enel, mentre altre società del settore come Sorgenia lo considerano un’opzione da seguire.

Ultimo tema scottante: il capacity payment per le centrali termoelettriche che sono in crisi a causa del fotovoltaico e chiedono di vedersi pagata anche l’energia che non producono. La SEN lo prevede “nel medio-lungo periodo” ma, allo stesso tempo, specifica che sarebbe meglio deciderlo in sede europea vista la sua incidenza sul mercato. Tuttavia, il capacity payment già esiste in Italia: è stato inserito nel Decreto Sviluppo e si attende solo che l’Autorità per l’Energia stili la lista delle centrali che ne beneficeranno.

Strategia Energetica Nazionale – il documento definitivo

16 ottobre 2012
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I vostri commenti
Leonardolibero, mercoledì 17 ottobre 2012 alle9:11 ha scritto: rispondi »

Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. Il fotovoltaico viene "punito" per aver prodotto troppa elettricità, averne così fatto diminuire il prezzo nelle ore di maggiore richiesta - come è ovvio, dato che sono anche quelle di maggiore soleggiamento - ed aver quindi danneggiato gli interessi dei petrolieri che riforniscono le centrali termiche. E questo dallo stesso Stato che nel 1992, con la delibera CIP 6, ha imposto un sovrapprezzo elettrico (A3) dichiarandolo finalizzato a sostenere le fonti rinnovabili e poi ne ha utilizzato il 70% del gettito, cioè OLTRE 40 MILIARDI DI EURO A TUTTO IL SOLO 2010, (dati di fonte ufficiale !!) per sovvenzionare produttori di elettricità da fonti inquinanti come scarti di raffineria petrolifera e rifiuti. Un autentico imbroglio a causa del quale l'Italia oggi, a vent'anni di distanza da quel provvedimento, dipende quasi del tutto dall'estero per le tecnologie e i materiali necessari allo sfruttamento delle fonti rinnovabili. Però  il politico di lunghissimo corso che era Presidente del Consiglio quando la delibera GOVERNATIVA CIP 6 è stata emessa, è stato fatto senatore a vita. Leonardo Libero 

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