Strategia Energetica Nazionale: insufficiente per il FRED Sicilia

Continuano a fioccare i commenti negativi sulla SEN, la Strategia Energetica Nazionale di Corrado Passera. L’ultimo, appena arrivato, è quello del FRED Sicilia. Il Forum regionale per l’energia distribuita siciliano, che tra le molte adesioni conta anche quelle di Legambiente, Cgil e Cetri (il circolo per la terza rivoluzione industriale di Jeremy Rifkin) parla apertamente di “Mancanza di strategia, obiettivi insufficienti e da rivedere, amnesie e strumenti carenti”:

Si vuole perseverare nell’errore senza rendersi conto del potenziale espresso dal nostro Paese in materia di sviluppo della green e della white economy che attraversa e innova anche i settori più maturi della nostra economia. Ci si dimentica totalmente di alcuni strumenti che potrebbero realmente cambiare il sistema energetico nazionale, creando ricchezza e occupazione per le piccole e medie imprese e le famiglie, senza privilegiare l’interesse di pochi a discapito delle necessità di tutti.

Il problema principale, secondo il FRED, è di periodo: una strategia nazionale con obbiettivi al 2020, cioè di otto anni appena, serve a poco. In confronto fa molto meglio l’Unione europea con la sua Energy Roadmap 2050, che prevede una forte decarbonizzazione dell’economia europea per tentare di arginare il riscaldamento globale e scongiurare che le temperature possano aumentare di oltre 2 gradi entro il 2050 (e di 4 gradi entro il 2100).

La SEN di Passera, invece, pur accettando gli obbiettivi della roadmap europea afferma che è quasi impossibile prevedere l’evoluzione dei mercati e dell’industria nel lungo periodo. Con questi presupposti, spiega il FRED, programmare il futuro è praticamente impossibile: l’Italia rinuncia a farlo. In questo modo è anche difficile mettere in piedi le filiere italiane dell’energia, che hanno bisogno di tempo e regole certe per nascere e svilupparsi. Continua il FRED

Dal nostro governo ci saremmo aspettati una strategia per costituire le filiere in Italia, che è dotata di immense risorse energetiche rinnovabili, al fine di creare una leadership industriale capace di valorizzare le nostre PMI sui mercati mondiali dei servizi energetici integrati (efficienza energetica, energie rinnovabili e generazione distribuita, sistemi di accumulo e reti intelligenti). Ma il nostro governo continua a sottovalutare il presente (efficienza energetica e rinnovabili) e a guardare al passato (raddoppio della produzione di idrocarburi nazionali e costituzione di un hub del gas)

Sull’hub del gas il FRED è estremamente critico:

come possiamo pensare di vendere gas agli altri Stati europei visto che da noi il gas costa di più che altrove? Per far ciò il Governo si prepara a favorire la realizzazione delle Infrastrutture Strategiche (altri gasdotti, oltre 11 terminali GNL e 18 grandi depositi) attraverso il beneficio di iter autorizzativi accelerati, con probabili effetti negativi in termini di tutela ambientale

Il rischio è la sovrabbondanza di infrastrutture per il gas in un paese, l’Italia, che ne importa già troppo e in un continente, l’Europa, che con la roadmap viaggia verso l’abbandono dei combustibili fossili. Il tutto mentre, già oggi, in Italia le centrali elettriche a ciclo combinato a gas lavorano a mezzo servizio a causa dell’abbondanza di elettricità prodotta dal fotovoltaico.

Altro grave limite della SEN, e del Governo Monti in generale, è quello di dimenticare volutamente i Seu. Cioè i Sistemi efficienti di utenza in cui, al di fuori della rete nazionale di trasmissione e senza pagarne gli oneri, un produttore e un consumatore di energia si mettono insieme per creare un sistema chiuso (o quasi, se entra in gioco lo scambio sul posto) creando le basi per una rete di generazione distribuita dell’elettricità.

Infine il FRED critica anche l’idea di semplificare e abbreviare le procedure ambientali relative agli impianti di energia. ad esempio per le estrazioni di idrocarburi, per le quali Passera vorrebbe una sola autorizzazione preventiva valida per la ricerca, la trivellazione esplorativa e l’effettiva messa in produzione dei pozzi di petrolio e gas:

Si continua erroneamente a ritenere che si possano risolvere le questioni abbreviando i tempi dell’iter o convincendo le popolazioni ad abbandonare le opposizioni locali nate da semplici paure o dalla mancanza di dialogo […] invece sarebbe indispensabile attuare integralmente nel nostro Paese le normative comunitarie relative al diritto di accesso all’informazione sulle questioni ambientali ed energetiche, alla partecipazione attiva del pubblico al processo decisionale e all’accesso alla giustizia in materia ambientale, in conformità alle disposizioni della Convenzione di Aarhus del 25 giugno 1988

E, probabilmente, l’accesso alle informazioni in materia di energia e ambiente è proprio il punto sul quale l’Italia, da sempre, manca di strategia e di visione. Siamo un paese dove si trivella con il fracking da decenni e nessuno lo sa, dove si muore di inquinamento come a Taranto ma si ritarda la pubblicazione dei dati scientifici che lo dimostrano, dove per sapere quali sono i politici favorevoli al carbone e al petrolio serve una campagna di Greenpeace.

Leggi il commento del FRED sulla Strategia Energetica Nazionale

21 novembre 2012
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