L’uscita dal carbone entra nell’agenda politica con la nuova Strategia Energetica Nazionale. A darne notizia il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda durante un’audizione alla Camera con il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. L’ipotesi avanzata è quella di uno stop alla fonte fossile tra il 2025 e il 2030.

Tagliare i ponti con il carbone senza aspettare la dismissione “naturale” degli impianti ancora in attività dovrà però passare per una serie di azioni mirate, ha spiegato Calenda, che tengano conto anche dei maggiori costi generati da un’uscita anticipata:

L’uscita totale dal carbone tra il 2025-2030 è possibile, ma costerà circa 3 miliardi di euro rispetto allo scenario base e dovrà essere affrontato il tema delle tempistiche autorizzative per nuove centrali e nuove infrastrutture.

Credo sia una decisione verso cui dobbiamo andare, ma avendo ben presente i costi e il lavoro sulle autorizzazioni. Più anticipi il phase out, più devi pagare.

Toccati durante l’intervento anche altri due temi molto importanti per la Green Economy italiana, le fonti rinnovabili (per le quali si punterà a un target del 27% al 2030) e l’energia in riferimento al settore mobilità e trasporti. Ha proseguito Calenda:

Per il fotovoltaico non servono più incentivi diretti, ma contratti a lungo termine mediante gara competitiva per garantire un segnale di prezzo per un certo numero di anni. Vorremmo continuare nella promozione dell’autoconsumo che diventa sempre più importante. Riguardo l’eolico occorre puntare su promozione dei nuovi impianti e repowering, semplificando l’iter autorizzativo con procedure ad-hoc.

Il miglioramento atteso dei parametri di performance delle batterie e lo sviluppo delle infrastrutture permetteranno un aumento naturale della penetrazione di ibride plug-in e 100% elettriche ben oltre il 10% al 2030. Per quanto riguarda le batterie ci aspettiamo cambiamenti in maniera drastica.

Gli incentivi al rinnovo del parco auto dovranno essere proporzionali al differenziale di emissioni e di efficienza energetica. Una volta diffuse e utilizzate da un gran numero di auto elettriche le colonnine di ricarica forniranno anche un bilanciamento naturale come un buffer sulla rete.

Sul tema specifico dell’uscita anticipata dal carbone è intervenuto anche il WWF, che attraverso Mariagrazia Midulla ha così espresso soddisfazione per un successo a lungo atteso:

È un fatto positivo che, finalmente, l’eliminazione del carbone sia entrata nell’agenda politica in modo concreto: si tratta di un successo della nostra campagna a tutela del clima e della salute, visto che il carbone è il combustibile fossile a più alta emissione di CO2, nonché della pressione dei cittadini e delle categorie economiche colpite dai suo terribili effetti.

Alcune perplessità sarebbero tuttavia state avanzate dallo stesso WWF in merito ad alcuni punti critici del provvedimento, come specifica la stessa Midulla:

Francamente abbiamo molti dubbi sulla supposta necessità di nuova capacità ‘scoperta’ improvvisamente dopo aver autorizzato alla chiusura centrali a ciclo combinato, molto più cruciale puntare sui sistemi di accumulo di energia per garantire la stabilità del sistema, investimenti che hanno un senso anche nel futuro decarbonizzato del settore energetico.

Anche sulle compensazioni per le centrali i cui costi non sono stati ancora ammortizzati, occorre mettere molti paletti: se così dovesse essere devono ancorate a nuovi investimenti nelle energie rinnovabili e nell’economia decarbonizzata, oltre che alla salvaguardia dei lavoratori coinvolti dalla transizione.

Una più approfondita analisi della nuova Strategia Energetica Nazionale arriverà, conclude il WWF, una volta terminata la lettura del testo completo:

Entreremo nel merito dopo aver letto il testo, ma per ora rileviamo che la SEN si limita all’orizzonte 2030, quando è necessario che ci si prefigga gli obiettivi di decarbonizzazione al 2050 per fissare con chiarezza il percorso, leggiamo molta timidezza sulle energie rinnovabili, per le quali l’obiettivo del 27% è il minimo sindacale per gli obiettivi europei, senza investimenti coraggiosi nella grossa potenzialità che ci deriva soprattutto dalla nostra esposizione solare.

Sulla mobilità, non ci sono ancora chiari segnali verso la mobilità elettrica che pure è ormai chiaramente la prospettiva in tutto il mondo: l’incapacità di scegliere oggi, insistendo ancora con la mobilità a gas per il trasporto delle persone, rischia di farci rimanere fuori dallo sviluppo industriale futuro.

10 maggio 2017
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