La Strategia Energetica Nazionale è stata approvata. Ne ha dato notizia Clini venerdì scorso, affermando di aver provveduto a firmare, insieme al collega Corrado Passera, un decreto interministeriale che dà il via alla SEN. L’approvazione ha scatenato, come prevedibile, le reazioni indignate di tutte le associazioni ambientaliste, Greenpeace, Legambiente e WWF.

Greenpeace parla di un vero e proprio “colpo di mano” operato dall’attuale governo dimissionario riguardo alla SEN. L’associazione in questa battaglia si è unita al WWF Italia ed a Legambiente e la descrizione dei fatti è, assolutamente, impietosa. Riportiamo dal comunicato di Greenpeace:

Secondo le associazioni ambientaliste si tratterebbe di un atto illegittimo, adottato da un governo in carica solo per gli affari correnti, su una materia di programmazione strategica che tutto rappresenta fuorché “ordinaria amministrazione”. La SEN, infatti, è un documento che definisce lo sviluppo energetico dell’Italia da qui al 2020: un periodo troppo limitato per una strategia, ma sufficiente per ipotecare il futuro del Paese con il delineato impulso alla trasformazione in hub del gas e il via alle trivellazioni selvagge.

Inoltre, Greenpeace, Legambiente e WWF spiegano come le consultazioni avvenute sulla SEN riguardavano una bozza di legge. Al momento nessuno conosce bene il contenuto della versione definitiva che sarebbe stata approvata.

Leggi che cosa contiene il testo della Strategia Energetica Nazionale

Si conoscono però le linee guida, le priorità date dal governo e le conseguenti critiche da parte delle tre associazioni. Il breve schema seguente, sempre tratto dal comunicato stampa Greenpeace, riassume ottimamente la situazione, chiarendo gli obiettivi della SEN targata Passera e Clini, riferita soltanto ai 7 anni che ci dividono dal 2020:

  • incentivare e facilitare lo sfruttamento delle scarsissime risorse petrolifere del Paese, mettendo a rischio ambiente, paesaggio e salute pubblica per un ritorno economico esiguo;
  • fingere che non esista la questione carbone – la fonte più dannosa per il clima e la salute umana – salvo continuare ad approvare nuovi progetti di centrali alimentate con quella fonte (come nel caso di Saline Joniche) o progetti di ampliamento di impianti già esistenti (come nel caso di Vado Ligure);
  • definire obiettivi di sviluppo ambiziosi per le fonti rinnovabili, ma identificare al contempo strumenti del tutto inadeguati a consentire questa crescita;
  • trasformare l’Italia in un grande hub del gas, senza chiarire i vantaggi per il paese vista l’assenza di politiche che superino gli impianti a carbone e a olio combustibile.

Infine, le tre associazioni ricordano due fallimenti cui l’attuale governo in carica è andato incontro e che avrebbero dovuto suggerire prudenza nelle sue ultime attività:

  • Secondo i dati OCSE, nell’ultimo anno gli investimenti in Italia sulle rinnovabili sono calati del 51%. Impossibile non considerare per questo dato il governo come corresponsabile.
  • La batosta elettorale presa da Monti alle ultime elezioni, che dovrebbe ridurre al minimo la legittimità politica del suo governo

Ma, evidentemente, i ministri Passera e Clini non condividono tale analisi dei fatti.

11 marzo 2013
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