Strategia energetica nazionale, APER: guardare al 2020 non basta

La Strategia Energetica Nazionale da poco presentata dal Governo Monti contiene molti buoni propositi ma ben pochi strumenti per realizzarli e, in ogni caso, avendo un orizzonte temporale limitato al 2020 ha il fiato troppo corto. In estrema sintesi è questo il parere dell’APER, l’Associazione Produttori Energie Rinnovabili, espresso in Commissione Industria mercoledì al Senato dal presidente Agostino Re Rebaudengo.

APER ha depositato in Commissione un articolato documento, che riportiamo in allegato, nel quale mostra come spesso nella SEN di Corrado Passera obbiettivi e strumenti non vadano nella stessa direzione. Si legge, ad esempio, nel documento di APER:

Per quanto riguarda le priorità enunciate, si può senz’altro affermare che siano per lo più condivisibili. Tuttavia, quando poi si vanno a cercare gli strumenti attuativi per il raggiungimento degli obiettivi si scopre una notevole dissonanza tra buone intenzioni e possibile realizzazione

Tra gli strumenti che mancano nella SEN, per portare avanti l’obbiettivo dichiarato di far crescere le energie rinnovabili, APER annovera:

  • L’estensione della disciplina degli sbilanciamenti alle fonti rinnovabili non programmabili, sebbene risponda all’esigenza di responsabilizzare i produttori di energia rinnovabile, rappresenta, per come è stata formulata, un onere che rischia di compromettere la redditività di molti impianti; per questo motivo APER ha impugnato la relativa deliberazione dell’AEEG (n.281/2012/R/efr);
  • La priorità di dispacciamento per le rinnovabili deve continuare a essere un caposaldo delle politiche sulle rinnovabili.

L’associazione, invece, è totalmente contraria sia allo sviluppo delle estrazioni di idrocarburi dal sottosuolo italiano che al capacity payment per i gasdotti e le centrali termoelettriche a gas. Le motivazioni sono molto simili a quelle che abbiamo illustrato più volte su GreenStyle: tutto questo gas non serve, rivenderlo oggi (con le infrastrutture europee del gas ormai già esistenti) è un’utopia e pagare le centrali a gas per non produrre non ha molto senso. Spiega APER:

  • I consumi di energia elettrica al 2020 sono previsti stazionari, sia per il perdurare della crisi economica che per l’effetto degli obiettivi in termini di efficienza energetica che, come Paese, vogliamo giustamente raggiungere;
  • Possibili bacini di crescita della domanda come la mobilità elettrica su gomma (Enel stima fino a 5,7 TWh in più all’anno) non sono stati presi in considerazione dalla SEN;
  • La crescita delle rinnovabili sottrarrà ulteriori quote di mercato agli impianti a gas, in un sistema già oggi in condizione di overcapacity. La SEN ne è peraltro consapevole, dal momento che ipotizza la necessità di una «rottamazione» del parco termoelettrico;
  • La capacità d’importazione attuale di gas è sfruttata al suo livello massimo solamente per alcuni giorni all’anno;
  • Rivendere il gas importato ai paesi vicini sembra poco credibile. In primo luogo, perché in Europa il contesto è simile a quello italiano, con la forte crescita delle rinnovabili; in secondo luogo perché i paesi potenzialmente interessati all’acquisto di gas (es. Germania e Francia ai fini di riconvertire il parco elettrico nucleare) possono già godere di migliori posizioni geografiche (es. Germania/Russia) e/o di più strette relazioni governative (es. Francia/Algeria);
  • A tutto ciò si aggiunga infine l’importante apporto che potrebbe dare il biometano, con un contributo nazionale di valore aggiunto ben più elevato rispetto al gas d’importazione.

In sostanza APER apprezza il fatto che, finalmente, l’Italia si sia dotata di una SEN. Ma non può non notare come sia una strategia di breve periodo e che dimentica totalmente alcuni strumenti che potrebbero realmente cambiare il sistema energetico nazionale.

Come i SEU, i Sistemi Efficienti di Utenza in cui un produttore e un consumatore di energia elettrica si uniscono, al di fuori della rete nazionale:

  • La SEN potrebbe indicare anche altre proposte per favorire l’auspicato sviluppo delle energie rinnovabili, come ad esempio i Sistemi Efficienti di Utenza (SEU);
  • I SEU sono stati definiti dal D.Lgs 115/2008 come uno o più impianti di produzione di potenza complessiva inferiore a 20 MW, alimentati da FER o in cogenerazione ad alto rendimento, che erogano energia elettrica a un solo cliente finale, bypassando gli oneri di rete e di sistema che arrivano a incidere anche più del 30% sul
    costo finale;
  • Permetterebbero l’utilizzo delle risorse rinnovabili in corrispondenza dei siti in cui vi è consumo di energia elettrica, a un costo competitivo;
  • Attendono una regolazione dell’AEEG da più di quattro anni (dal 3 luglio 2008)!! Probabilmente l’Autorità teme che lo sviluppo di tali sistemi restringa la base dei consumatori a cui imputare gli oneri di sistema;
  • APER ritiene che i SEU siano un’opportunità per allargare le opzioni di mercato per quei soggetti disponibili ad acquistare l’energia elettrica con impegni di lungo periodo, così come accaduto in passato con i RIU.

Scarica le osservazioni APER sulla Strategia Energetica Nazionale

26 ottobre 2012
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