Un vera strage di capre in Ladakh, nei pressi dell’Himalaya: il freddo ha messo in ginocchio gli esemplari del Kashmir. Questa razza particolare solitamente sopravvive a temperature bassissime, fino a meno 25 gradi sotto lo zero. Ma l’inverno ancora in atto ha prodotto una moria di capi, tanto da guadagnarsi la nomea del peggiore degli ultimi 50 anni.

Le capre, famose per il loro mantello dal quale si ricava la pregiata pashmina, sono il centro di sostentamento dell’economia locale. In particolare dei Drokba, i nomadi del Ladakh, che vivono proprio grazie alla vendita del filato. L’ecatombe di capre ha quindi inciso negativamente sulla vita di questi gruppi rurali.

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Il freddo terribile sta segnando negativamente la sopravvivenza di altre 175.000 capre e più di 100.000 tra mucche, pecore e yak. Gli esemplari sopravvivono a stento a più di 5.200 metri di altezza nella regione del Changthang, zona inospitale sia d’estate che d’inverno. Come dichiarato da Rigzin Spalbar, presidente del Ladakh Hill Development Council, cioè il governo autonomo della regione:

«Quasi 25.000 capre sono morte di fame nel Changthang, al confine con Cina e Tibet, a causa della troppa neve caduta durante l’inverno, che ha sepolto il foraggio sotto una coltre di 90 centimetri e che impedisce tuttora l’accesso via terra alla regione. I contatti con i pastori nomadi sono possibili solo attraverso i telefoni satellitari e io stesso ci ho messo una settimana per raggiungere un’area limitrofa, da cui ho potuto vedere centinaia di capre pashmina morte per terra».

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A quanto pare le autorità locali sembrano disinteressarsi delle richieste d’aiuto, tardano a rispondere alle necessità di foraggio e integratori utili per la sopravvivenza degli animali. Non sembrano intenzionate a replicare l’esperienza dell’anno precedente, ovvero paracadutando i viveri dal cielo. Difficile per ora quantificare le mancanze, ma il freddo non sembra allentare la presa e si prevedono purtroppo nuove perdite ingenti.

7 marzo 2013
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