Non è latte e quindi non si può chiamare così. Cambia tutto per le bevande che siamo abituati a trovare sugli scaffali dei supermercati con il nome “latte di riso” e “latte di soia“. I due prodotti non potranno più fregiarsi dell’appellativo “latte” e per continuare ad essere venduti dovranno cambiare denominazione.

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La decisione che rivoluzione il mercato alimentare arriva dal Lussemburgo: la Corte di Giustizia Europea ha stabilito che le denominazioni “latte”, “yogurt” o “burro” per i cibi vegan non sono possibili e accettabili in quanto, di fatto, non vi è un prodotto lattiero-caseario all’interno.

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Se fino ad oggi qualche deroga era stata ammessa, la situazione ora è cambiata definitivamente: il latte è latte, punto e basta. La Corte di Giustizia dell’UE ha preso questa decisione per evitare di creare confusione nei consumatori in merito ai nomi dei cibi. L’aggiunta di indicazioni descrittive non è sufficiente: l’importante è che, da oggi, vi sia totale chiarezza sull’origine vegetale e non animale del prodotto.

I prodotti quindi dovranno cambiare etichetta e scritta sulle confezioni a partire dai nuovi lotti: ovviamente quelli già in commercio rimarranno così, ma non è chiaro cosa succederà. Potrebbe scattare il ritiro, arrivare multe, oppure invitare le case di produzione a “rifasciare” i prodotti già in commercio eliminando così le diciture ritenute ingannevoli.

15 giugno 2017
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