La Corte di Giustizia europea ha stabilito che la vendita di miele o derivati contenenti tracce di polline modificato geneticamente potrà avvenire solo a seguito di una particolare autorizzazione. La presenza di sostanze OGM, inoltre, dovrà essere espressamente dichiarata nell’etichetta del prodotto.

La sentenza giunge dopo l’appello presentato da un apicoltore tedesco, che aveva scoperto, in un campione del proprio miele, residui di DNA e proteine provenienti da polline di mais transgenico. Il granturco di varietà MON810 veniva coltivato dal colosso delle biotecnologie Monsanto in alcuni terreni molto vicini all’azienda agricola, ed evidentemente le api ne avevano raccolto del nettare, con polline OGM annesso.

Di qui, per evitare ripercussioni legate alla commercializzazione del miele con tracce di materiale transgenico, la decisione di ricorrere alla Corte di Giustizia, che ora ha espresso il suo parere. Secondo il giudice, anche se il miele in questione non rientra in senso stretto nella nozione di OGM (perché è contaminato per via indiretta), ricade nell’applicazione del regolamento europeo in materia di prodotti alimentari transgenici, e quindi non può essere messo sul mercato senza una specifica autorizzazione.

Soddisfazione per la sentenza è stata espressa dalla Coldiretti, concorde con la Corte del Lussemburgo nell’affermare che, in presenza di materiale geneticamente modificato, l’autorizzazione debba essere richiesta “indipendentemente dal fatto che tale materiale sia stato incluso intenzionalmente o meno”.

La coltivazione di un campo Ogm è in grado di determinare la contaminazione del miele attraverso il trasporto del polline da parte delle api, – osserva l’associazione – rendendo necessaria in ogni caso una specifica autorizzazione per la messa in vendita, a prescindere dalla proporzione di materiale geneticamente modificato contenuta nel prodotto di cui trattasi.

Perché scatti la necessità del nulla osta, infatti, basta che nel prodotto siano presenti anche minime tracce di materiale OGM. Secondo la Corte di Giustizia, infatti, l’obbligo di richiedere l’autorizzazione prima della vendita esiste «a prescindere dalla percentuale di materiale geneticamente modificato contenute nel prodotto in questione».

9 settembre 2011
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