Via i pesticidi dalle piantagioni di tè indiano. A rinunciare all’utilizzo di sostanze chimiche per la cura delle coltivazioni è stata la Hindustan Unilever, che ha deciso di sperimentare metodi ecologici per la crescita delle sue piante dell’Assam. Soddisfazione espressa da Greenpeace India, da tempo impegnata nel denunciare l’abuso di composti nocivi nella produzione indiana.

Dai dati presentati da Greenpeace emerge come l’India sia non soltanto il secondo produttore mondiale di , ma anche un Paese nel quale l’impiego di pesticidi per tali coltivazioni raggiunge gli 11 chili per ettaro. Ben oltre la stessa media nazionale, ferma ad appena 0,5 kg/ettaro.

Un cambiamento favorito anche dal sostegno economico riconosciuto ai piccoli agricoltori dal Tea Board of India, stanziato per aiutarli nella transizione verso un’agricoltura ecologica e pari a circa 30 milioni di euro. Come ha dichiarato Federica Ferrario, responsabile della campagna Agricoltura sostenibile di Greenpeace Italia:

È necessario un cambiamento radicale dall’agricoltura industriale verso un modello ecologico che metta al centro le persone e gli agricoltori. L’esperienza dei produttori di tè indiani ci fa sperare che, in India come in Europa, si possa presto abbandonare il vecchio modello industriale che antepone il profitto alle persone.

Ne beneficerebbero anzitutto gli agricoltori, la principale categoria esposta agli effetti tossici delle sostanze chimiche usate in agricoltura, ma anche gli amanti del tè, che non dovrebbero più fare i conti con i residui dei pesticidi.

17 luglio 2015
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silvano., lunedì 20 luglio 2015 alle13:38 ha scritto: rispondi »

complimenti avanti,cosi.

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