Per ridurre le emissioni di gas serra e contenere il riscaldamento globale, l’Unione Europea ha deciso di scommettere principalmente sulle energie rinnovabili e sullo stoccaggio del carbonio. Di recente due progetti italiani hanno ricevuto finanziamenti per 125 milioni di euro nell’ambito del bando Ner300.

Anche nel resto d’Europa si stanno avviando numerosi progetti sostenibili grazie ai fondi comunitari. Oltremanica, l’azienda britannica Drax, proprietaria della centrale elettrica più grande e più inquinante del Paese, ha ricevuto 300 milioni di euro per la costruzione di un impianto energetico le cui emissioni verranno intrappolate nelle profondità del Mare del Nord.

La nuova centrale verrà costruita vicino a quella già in funzione della Drax, a Selby, nello Yorkshire. La centrale a carbone produrrà energia sufficiente a rifornire 630 mila abitazioni. Il 90% della CO2 prodotta dalla combustione dei fossili verrà trasportata, attraverso un sistema di tubazioni, nel deposito di stoccaggio predisposto sotto il Mare del Nord.

Il progetto, denominato White Rose, è il primo impianto su larga scala per la cattura e lo stoccaggio del carbonio, CCS, a essere realizzato in Europa e nasce da una joint venture tra Drax, Alstom e BOC. Leigh Hackett, amministratore delegato di Capture Power, ente che gestisce White Rose, si è detto soddisfatto del finanziamento ottenuto nell’ambito del bando NER300:

Il finanziamento NER300 rappresenta un’altra pietra miliare per lo sviluppo del nostro progetto, oltre a fornire un segnale forte per la cattura e il sequestro del carbonio in Europa.

Siamo sulla buona strada per dimostrare il ruolo chiave della CCS nel mix energetico del Regno Unito. La CCS è una tecnologia importante pulita, affidabile ed economicamente competitiva che può contribuire notevolmente alla decarbonizzazione dei mercati energetici globali.

Non tutti, però, sono pienamente convinti della validità di questo sistema. Gli ambientalisti di Greenpeace temono eventuali perdite durante il trasporto della CO2 e lo stoccaggio del carbonio. La speranza degli attivisti è che vengano messe in campo misure di sicurezza e sorveglianza adeguate a limitare questo rischio.

11 luglio 2014
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Luigi Antonio Pezone , sabato 12 luglio 2014 alle3:44 ha scritto: rispondi »

a proposito di CO2 mi permetto di suggerire alcune riflessioni nate dalla mia attività di progettista di impianti industriali, ambientali e inventore. Io penso che l’energia biologica sia l’unica energia che possa raccogliere l’eredità dell’energia fossile, accompagnandola nel lungo periodo di transizione, limitando i danni che l’energia fossile ha provocato e che continuerà a provocare, se non si realizza subito questo affiancamento. Ma per raccogliere questa eredità è necessario che i produttori di energia biologica imparino a progettare diversamente gli impianti e a gestire l’intero processo ambientale, che riguarda anche il recupero del calore sprecato, la depurazione dei fumi, il recupero del CO2, la depurazione e l’alcalinizzazione delle acque, la produzione di concimi naturali, affinchè, attraverso la produzione di energia biologica si inizi il processo di raffreddamento del pianeta, restituendo i minerali alla terra e l’alcalinità ai mari. Tutto questo è possibile ma è necessario che qualcuno nel mondo incominci a realizzare impianti globali. Oggi tutti gli uomini e le aziende sono specializzati a fare una cosa soltanto (compresi i produttori di energia biologica). Non esistono collegamenti tra chi depura l’acqua l’aria e chi produce energia. Questo determina dispersioni nell’ambiente di sostanze inquinanti, che sono anche nutrienti indesiderati al pari del CO2. Nella progettazione degli impianti globali, bisogna partire dai digestori che dovranno essere in grado di recuperare tutto il calore disperso dalle centrali termoelettriche, che è una quantità immensa, se si considera che le attuali centrali termoelettriche hanno un rendimento termico medio del 36% del potere calorifero inferiore dei combustibili. Tutto il resto è calore disperso nelle acque di raffreddamento e nei fumi che dispredono anche il 100% del CO2 e le percentuali di SOx, NOx, CO, polveri sottili che i sistemi di filtrazione non riescono a trattenere. Noi dobbiamo pensare a grandi “linear digester dehydrator composter (LDDC)” sviluppati linearmente, parzialmente interrati con un numero immenso di autonome postazioni di carico delle matrici energetiche e un pari numero di postazioni di scarico del digestato solido, disidratato, compostato aerobicamente, stabilizzato con calce e insaccato in un processo industriale, senza uscire dall’impianto. Ma dobbiamo anche pensare a raccogliere l’eredità dei fumi inquinati delle centrali termiche, affiancando ai LDDC delle “capture cooling purification chimney (CCPC)” and “vertical synergy building (VSB)”, che insieme saranno in grado di in grado di pulire i fumi della centrale termica e di produrre acque alcaline, consumando il CO2 in “vertical covered limestone mechanized greenhouse (vclmg)” per mezzo di una pioggia artificiale, che produce carbonati nelle acque e abbatte anche i residui di gas tossici producendo solfati e nitrati nelle stesse acque. Ma in queste serre sarà trasferito anche il CO2 e H2S prodotto e catturato dai digestori, per cui potremmo dire che da questi grandi impianti produrremmo, senza eccessivi costi, un gas molto simile al biometano, che si potrà ulteriormente filtrare con altri processi prima di immetterlo in rete. Anche il digestato liquido prodotto da questi immensi digestori sarà utilizzato in questi impianti allargati, sia per produrre, negli “biological covered superimposed vertical pond (bcsvp)” nuove biomasse acquatiche da digerire, sia per produrre micro alghe in bireattori tubolari, sia per concimare colture energetiche terrestri prodotte in “vertical mechanized covered production green house (vmcpg)” che di potranno sviluppare in verticale parallelamente alle (vclmg) negli stessi fabbricati “VSB”. Solo in questo modo si potrà produrre energia biologica a basso costo insieme a concimi naturali che serviranno a combattere la desertificazione (il 55% delle superfici emerse non è coltivabile) e l’acidificazione degli oceani (abbiamo già perso il 30% di alcalinità). Neutralizzando con CCPC urbane e mini serre calcaree anche il CO2 prodotto negli impianti urbani e industriali fossile e biologico. Realizzando questi impianti insieme a opere idrauliche per una più razionale gestione delle acque, possiamo azzerare le emissioni di Co2 fossili, andando in negativo per la quota di CO2 biologico ugualmente neutralizzato. Questo significa che possiamo raffreddare il pianeta man mano che la quota di CO2 biologico neutralizzato aumenterà Utilizzando gli stessi impianti che realizzeremo per pulire l’energia fossile. Questo sistema che ho chiamato “Global Synergic plant (GSP)” per abbreviare l’intera denominazione che è “global synergy plants for depuration, biomass production and thermoelectric cogeneration (GSPDPTC)” si basa principalmente sul “ciclo naturale del carbonio”, sulla fotosintesi clorofilliana la “legge di conservazione della massa (lavoisier)”, la “legge della pressione parziale dei gas (Dalton)”, la legge della solubilità dei gas in acqua (Henry), dimostra che il CO2 non è dannoso per l’ambiente. Sono gli impianti mal progettati che hanno creato i danni portandoci al riscaldamento globale. Interrando il CO2 senza modificare questi impianti continueremo a fare danni, perché il CO2, ben utilizzato può raffreddare il pianeta insieme alla produzione di energia biologica. Purtroppo, le autorità mondiali dell’ambiente stanno realizzando prototipi in tutto il mondo per interrare il CO2 con il sistema CCS, che non recupera il calore, non produce acque alcaline e concimi, mentre i produttori di energia biologica hanno ancora una mentalità artigianale, non sono preparati ad affrontare i problemi ambientali collegabili alla produzione di energia biologica. Il mondo sta perdendo un’altra occasione per partire con il piede giusto. Sarà più difficile ritornare indietro se realizzeremo altri impianti incompleti, oltre a quelli esistenti. Per difendere i loro impianti incompleti, anche i produttori di energia biologica si alleeranno con gli altri costruttori e gestori di impianti incompleti, per giunta, finanziati con soldi pubblici. Chi ha progettato gli impianti globali GSP, che non hanno ricevuto un solo euro di finanziamento, continuerà a restare solo. Se sono troppo piccoli, i produttori di energia biologica, si riuniscano in associazioni di imprese per realizzare impianti completi. Gli impianti fino a ora realizzati sono ancora pochi e non saranno rottamati. Ma gli impianti successivi, devono essere inseriti nel sistema protettivo globale. Solo in questo modo l’energia biologica acquisterà il giusto valore. Se non lo fanno l’energia biologica è una normale energia pulita, come le altre energie pulite servirà parzialmente poiché il processo di acidificazione delle terre e dei mari è irreversibile e segue leggi logaritmiche (Henderson e Hasselbach). Solo la chimica e la biologia applicata in modo sostenibile e continuo in tutte le parti del mondo può fermare il degrado e addirittura invertire il processo. L’energia biologica arriva con molto ritardo, deve passare subito dall’attuale stato artigianale a quello industriale. Ha bisogno di tutte le innovazioni tecnologiche disponibili per aumentare la produzione senza rubare terreni all’agricoltura tradizionale, creando fabbricati serra verticali, che recuperando energie sprecate creino condizioni climatiche produttive e depurative per l’intero arco dell’anno, utilizzando tutte le tecnologie e i trasporti interni industriali sviluppati in duecento anni di produzione di beni di consumo. Per proteggere e raffreddare il pianeta gli impianti energetici e ambientali devono essere multidisciplinari. I progettisti devono essere in grado di coordinare e metter insieme tecnologie energetiche, produttive di biogas, biometano, biomasse energetiche, depuratori di acqua e aria, sollevamenti acqua e fanghi, trasporti industriali, meccanici e pneumatici. Se i progettisti di energia fossile biologica, di biomasse energetiche e dei depuratori avessero avuto anche esperienze di progettazione degli impianti di produzione manifatturiera, non si meraviglierebbero della necessità di coinvolgimento degli altri sistemi industriali. Questi sistemi non interferiranno nei processi chimici e biologici, ma serviranno per aumentare la produttività, recuperare le risorse, ottimizzare gli spazi, affinché nulla vada sprecato e tutti i cicli lasciati incompleti, si possano concludere in favore dell’ambiente negli stessi impianti, o in impianti adiacenti. Purtroppo, i progettisti pubblici non hanno avuto esperienze industriali e continuano a progettare impianti artigianali e incompleti. Anche le grandi centrali termoelettriche, nonostante l’alta tecnologia impiegata, se non recuperano il calore nelle acque e nei fumi e non li depurano, sono da considerare artigianali. Quello che sfugge agli impianti che non sono globali, si trasforma, inevitabilmente, in gas serra ed eutrofizzazione che acidifica e riscalda il pianeta. I produttori di energia biologica non perdano questa occasione di essere i primi a lavorare per il raffreddamento del pianeta. La lista delle categorie di professionisti, politici e imprenditori che non hanno compreso questa necessità è già troppo lunga. Le generazioni future non li ringrazieranno, perché le parole che dicono in favore dell’ambiente volano mentre gli impianti che progettano restano e testimoniano che sono tutti incompleti, non chiudendo i cicli del carbonio, fosforo, azoto, zolfo. Questi cicli potevano essere chiusi con le tecnologie vecchie di mezzo secolo anche senza l’apporto dell’energia biologica. Tuttavia, l’energia biologica può fare da collante per realizzare un sistema unico: energetico e protettivo dell’ambiente, che è un sistema molto migliore. Il sistema GSP è stato suddiviso su quattro brevetti internazionali che hanno ricevuto l’ambito riconoscimento di inventiva, novità e applicabilità industriale, nonostante non abbiano goduto di un solo euro di finanziamento da parte di enti pubblici e privati. Questo è un miracolo per chi conosce le difficoltà da superare per vedersi riconosciuto un brevetto nel campo dell’energia e dell’ambiente, dove competono i ricercatori e le industrie di 195 “Stati Sovrani” Il miracolo è avvenuto perché tutti i ricercatori del mondo sviluppano soluzioni parziali limitate a una sola tecnologia mentre quelle del sottoscritto sono soluzioni industriali e globali. Fa male al cuore vedere le fumate nere che si susseguono ai vertici mondiali sull’ambiente, senza trovare accordi concreti per ridurre il riscaldamento globale. Come possono trovare gli accordi se non si studiano prima le soluzioni comuni? Mentre gli industriali specializzati nelle grandi produzioni di serie, che potrebbero suggerire delle soluzioni si tengono lontani dai problemi ambientali per non dover modificare anche le loro ciminiere e i loro depuratori. Non è un caso che chi propone impianti globali abbia partecipato anche alla progettazione di impianti industriali di grande serie, dove per incrementare la produzione di un prodotto complesso come un’auto sono necessarie molte specializzazioni tecniche che consentono di razionalizzare gli spazi, i movimenti, i percorsi aerei e sotterranei dei componenti, delle utenze e degli scarti, affinché tutto si trovi al posto giusto al momento giusto. Nel mondo dell’energia le autorità ambientali e gli imprenditori si ostinano a voler produrre migliaia di MWh nello stesso luogo senza tener conto delle quantità di acqua necessarie per smaltire il CO2 contenuto nei fumi producendo carbonati, sebbene già utilizzino le acque per raffreddare turbine e condensatori. La soluzione logica sarebbe quella di aumentare ancora la portata di queste acque per utilizzarle anche per neutralizzare il CO2. La soluzione ancora più logica sarebbe quella delle sinergie industriali, che consentirebbe anche il recupero del calore. Invece propongono l’interramento nel sottosuolo del CO2, aumentando i costi di produzione dell’energia del 50% considerando gli investimenti necessari e il calo di rendimento dei combustibili, mentre gli industriali degli altri settori protestano per il maggior costo dell'energia termoelettrica ma non interferiscono sulle soluzioni perché il settore energetico e ambientale non è di loro competenza, a meno che non riescano a inventare prodotti commerciali che risparmiano energia o contribuiscano alle depurazioni. Ma questi sono palliativi. Anche nel settore depurativo le cose dovrebbero essere cambiate radicalmente, perché nessun impianto prevede il trattamento contemporaneo dell’acqua e dell’aria per depurare l’inquinamento atmosferico. In particolare Le fogne, i depuratori a fanghi attivi, e le ciminiere, sono delle strozzature da eliminare per aumentare di circa cento volte le acque da trattare che devono essere alcalinizzate e iniziare finalmente la vera depurazione dell’aria che non è mai iniziata. Per i cittadini del mondo sarebbe meglio pagare il costo della depurazione dei fumi e dell’alcalinizzazione delle acque che la cattura e l’interramento del CO2. I vantaggi ambientali degli impianti globali sono immensamente superiori e produrranno molti posti di lavoro, soprattutto se serviranno a produrre anche energia biologica e concimi. Io sto cercando partner pubblici e privati che sostengano questi progetti-brevetti globali, ma raccolgo soltanto contatti silenziosi su Linkedin, nessun partner concreto e nessuno che voglia discutere seriamente i problemi. Una copia dei riassunti dei brevetti internazionali è disponibile per visione e scarico sul sito dell’ente preposto alla tutela della proprietà intellettuale internazionale WIPO, al seguente indirizzo: /pctdb entering the following numbers WO2014/076724, WO2014/076725, WO2014/076726, WO2014/076727. Io posso fornire ulteriore documetazione. Kindest Luigi Antonio Pezone

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