Prima sessione di lavori per gli Stati Generali della Green Economy 2015. Il presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile Edo Ronchi ha presentato la “Relazione sullo stato della Green Economy in Italia”, evidenziando i punti forti dell’economia verde italiana, ma anche alcune importanti criticità.

La sessione di apertura dei lavori degli Stati Generali della Green Economy 2015 ha visto in avvio la lettura del messaggio inviato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel quale il Capo di Stato italiano ha espresso le sue felicitazioni per il percorso di cambiamento intrapreso dalle istituzioni italiane. Un cambio di direzione che ha visto profonde mutazioni in settori come l’energia rinnovabile, la filiera agricola e la mobilità sostenibile.

Un cambiamento espresso anche nei numeri presentati da Edo Ronchi durante l’esposizione della “Relazione sullo stato della Green Economy in Italia”. A cominciare dal comparto agricolo, che vede ben il 40,6% delle imprese assumere un carattere di “core green”. Bene anche il comparto industriale, nel quale le imprese “Core Green” rappresentano il 35,4% e quelle “Go Green” il 25,8%. Una sorpresa la riserva il comparto dell’edilizia, come ha sottolineato il Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile:

In questi anni di crisi, quando le difficoltà dell’edilizia tradizionale e del mercato immobiliare si sono fatte sentire, queste difficoltà hanno spinto molte imprese edili a orientarsi verso il green. Si è fatta strada l’edilizia di qualità con la scelta di edifici efficienti e l’utilizzo di materiali ecologici.

Il carattere “green” delle imprese dei vari settori ha consentito inoltre alle stesse, ha proseguito Ronchi, di salvaguardare non soltanto l’ambiente, ma anche il proprio sviluppo:

Le imprese green hanno resistito meglio alla crisi. Secondo quanto hanno dichiarato le imprese “Core Green” hanno aumentato il fatturato nel 21,7% mentre le “Go Green” il 22,1%. Le altre imprese appena il 10,2%.

Una delle ragioni di questo maggior successo da parte delle imprese green è rappresentato dall’esportazione. Le Core Green hanno esportato per il 19,8% e le Go Green per il 26,5%, le imprese differenti appena il 12%, dimostrando quindi di essere più dinamiche. Le imprese green in italia sono una realtà consolidata e in crescita.

Tra le note dolenti il cattivo andamento delle energie rinnovabili in Italia. Dopo anni di crescita costante e di incremento della potenza installata si è assistito nel 2014 a una contrazione, frutto secondo Ronchi di tagli troppo severi agli incentivi statali:

Le rinnovabili nonostante la buona performance sono ora in difficoltà, con un calo della potenza installata dal 11.114 MW del 2011 ai 675 MW del 2014. Purtroppo la politica di taglio degli incentivi è stata troppo drastica. In questo senso l’OCSE cita l’Italia come esempio negativo insieme con gli USA.

Si poteva e si doveva avere una riduzione più graduale e compensata con altre misure che attenuassero questo taglio drastico. Secondo i dati di settembre noi avremo dopo anni di crescita ininterrotta di produzione di elettricità da fonti rinnovabili, una crescita durata fino al 2014, un aumento della richiesta in rete frutto dei consumi estivi e della ripresa economica. Questo aumento della richiesta ha provocato, insieme con la caduta del prezzo del petrolio, un aumento di produzione da fonti fossili.

Dobbiamo stare attenti da adesso in poi, se questo trend non viene corretto e torna ad aumentare la produzione da fonte fossile rischiamo di compromettere gli ottimi risultati raggiunti fino al 2014. Questo è un allarme che intendiamo sollevare con questo rapporto sulla green economy.

Riguardo il dissesto idrogeologico Ronchi ha sottolineato l’importanza del “capitale naturale” per l’Italia, che deve essere considerato una vera e propria risorsa:

Occorre fermare il consumo di suolo nuovo, rivedere il governo della rete idrografica migliorare la gestione delle infrastrutture versi. Il capitale naturale è una risorsa molto importante per la Green Economy.

In chiusura Ronchi ha poi sottolineato alcuni aspetti di particolare rilevanza sui quali si è concentrata l’attenzione dell’OCSE, selezionando poi i sei temi ritenuti di maggiore rilievo:

  1. Vincere la sfida del cambiamento climatico, prezzi del carbonio siano corrispondenti ai danni che il carbonio sta producendo e al momenti sono insufficienti per orientare i consumatori e incoraggiare le aziende a rivolgersi alla green economy;
  2. Acqua, rifiuti e trasporti sono i settori ai quali va dedicata maggiore attenzione accelerando verso l’economia circolare;
  3. Eliminare gli incentivi negativi per l’ambeinte e sviluppare una fiscalità ecologica più evoluta;
  4. Rafforzare e valorizzare le infrastrutture verdi;
  5. Sviluppare l’eco innovazione, il principale driver della Green Economy, sostenendo le piccole e medie imprese, supportare nuovi modelli di business e start-up green favorendo accesso finanziamenti e credito;
  6. Puntare allo sviluppo della green economy anche per il rilancio dell’occupazione.

Tra gli altri interventi anche quello dell’eurodeputata Simona Bonafè, che ha sottolineato in modo particolare la necessità di un cammino deciso e costante verso l’economia circolare:

L’economia circolare non è un’alternativa ai modelli attuali di sviluppo, ma è la sola alternativa. Occorre smettere di relegare l’economia circolare a livello di politica per l’ambiente, non è solo una politica ambientale. È vero che serve ad ottenere un ambiente più sano e più sicuro. Quando parliamo di economia circolare parliamo però prima di tutto di competitività del nostro sistema, di politica industriale ed economica. Prima lo capiamo e meglio è.

Non riguarda solo il ciclo dei rifiuti, malgrado sia vero che mettere in atto tali processi riguarda anche la gestione integrata rifiuti. Abbiamo accolto in questo senso con favore il ritiro della proposta UE. L’economia circolare è anche come produciamo i prodotti, che finiscono in discarica ancor prima di fine ciclo, il loro grado di riparabilità, l’ecodesign inteso come materiali che siano sempre più riutilizzabili.

3 novembre 2015
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