Un nuovo modello di mobilità, che metta al centro le politiche della sostenibilità e i diritti di pedoni, ciclisti e utenti del trasporto pubblico. È l’obiettivo degli Stati generali della mobilità nuova, una tre giorni organizzata dal Comune di Bologna e dalla Rete Mobilità Nuova.

Negli ultimi anni la mobilità urbana si è trasformata: complice una nuova sensibilità ambientale e la trasformazione dei tempi di vita e di lavoro dei cittadini. Allo stesso tempo, il volto delle nostre città rimane lo stesso: si privilegia ancora il trasporto privato, si ignorano le esigente delle nuove forme di mobilità come il car sharing o il car pooling, si mette in secondo piano pedoni e ciclisti.

Per cambiare il volto della mobilità su tutto il territorio nazionale è nata una coalizione che coinvolge quasi 200 associazioni. Gli Stati Generali si sono riuniti a Bologna il 10, 11 e 12 aprile, dopo il primo incontro inaugurale di Reggio Emilia nel 2012.

L’Italia è decisamente indietro rispetto alle politiche promosse in Europa su mobilità sostenibile e riduzione dell’inquinamento nei centri cittadini. Si legge nel documento:

L’indice di motorizzazione nel 2013 si è attestato a 60,8 automobili ogni 100 abitanti, mentre nel 2012 erano 62,1. Nelle principali 50 città italiane questo indice diminuisce: nel 2013 erano 58 le auto circolanti ogni 100 abitanti, mentre solo nel 2011 questo indice era pari a 63.

Se confrontiamo i numeri dei nostri centri con città come Parigi, che vede solo 45 auto ogni 100 abitanti, il quadro del ritardo italiano diventa evidente: per fare altri esempi Barcellona ne conta 41 ogni 100 abitanti, mentre Londra ne conta 36 e Berlino 35.

Nelle città italiane, secondo i dati Istat del censimento 2011, nei propri spostamenti quotidiani il 15,8% dei cittadini va a piedi ed il 3,3% usa la bicicletta. La restante parte sono spostamenti motorizzati.

Il dominio delle strade resta saldamente in mano agli automobilisti (60,8%), molto più indietro è invece il trasporto pubblico (13,4%), quello pubblico scolastico (2,9%) e le due ruote (3,5%).

L’impatto del traffico urbano aumenta notevolmente i problemi d’inquinamento. Secondo il documento programmatico degli Stati generali della mobilità, su 88 capoluoghi di Provincia ben il 37% ha superato nel 2014 i livelli di PM10 in almeno una centralina, tra cui la maggior parte delle principali grandi città italiane.

La “Carta di Bologna per la mobilità nuova” sarà presentata a breve sia al neo ministro per le Infrastrutture e trasporti, Graziano Delrio, che al Governo, frutto del lavoro di 5 tavoli tematici dedicati ad aspetti specifici del problema.

Ecco in sintesi i punti principali del documento programmatico che ha l’obiettivo di reindirizzare le politiche nazionali, regionali e locali in materia di trasporto urbano:

  1. Piano generale trasporti e logistica sostenibile – il comitato chiede un aggiornamento del piano del 2001 con obiettivi di riconversione e progetti specifici per la riduzione delle emissioni.
  2. Piani urbani della mobilità sostenibile – già previsti dalla legge 340/2000, sono rimasti senza attuazione. Il comitato chiede che si lavori per l’emanazione di questa cornice di riferimento per le amministrazioni, che tenga conto dei fenomeni di area vasta e delle nuove Città metropolitane.
  3. Riforma del Codice della strada, di cui si attende ancora l’approvazione al Senato. È necessaria una riforma che metta al centro gli utenti deboli e la mobilità attiva, la sicurezza stradale, gli interventi di moderazione del traffico, rafforzando gli strumenti di controllo degli abusi sulla strada.
  4. Sostegno alla mobilità ciclistica. Il comitato chiede di rifinanziare la norma vigente 366/98 inquadrandola in un contesto più vasto di programmazione, finanziamento e realizzazione degli interventi.
  5. Mobility manager 2.0 e comunicazione per la mobilità nuova: è necessario un aggiornare il Decreto Ronchi del 1998 per adeguarlo alle nuove esigenze ed esperienze, per una crescita del ruolo professionale del Mobility manager.
  6. Trasporto pubblico, servizi innovativi ed investimenti per le reti tranviarie – il comitato chiede un radicale ripensamento nell’allocazione delle risorse economiche per i trasporti, privilegiando le opere di mobilità urbana, locale e regionale.
  7. Piano industriale di FS: riorientare il piano di investimenti dell’azienda con particolare attenzione agli obiettivi di mobilità sostenibile e all’intermodalità.
  8. Piano straordinario mobilità turistica – necessarie norme urgenti che abbiano come obiettivo l’implementazione della tutela e della fruizione dei beni storici dal punto di vista turistico, intrecciandolo allo sviluppo sostenibile delle aree interne e del sud del Paese.
  9. Ferrovie turistiche, rete dei cammini, greenways e ciclovie – interventi che permettano di sviluppare piani di offerta turistica in chiave di mobilità sostenibile.
  10. Innovazioni tecnologiche per Sistemi di trasporto intelligente – elaborazione di app dedicate alle sostenibilità del trasporto urbano, all’infomobilità e ai servizi di trasporto alternativo.

15 aprile 2015
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