Starbucks: inchiesta svela sfruttamento nelle piantagioni di caffè

Nelle piantagioni di caffè, da cui Starbucks riceve i rifornimenti per i prodotti che serve nei suoi locali, avverrebbe un vero e proprio sfruttamento che violerebbe i diritti dei lavoratori. Un’inchiesta giornalistica ha messo in evidenza come non sembrerebbe tutto oro ciò che luccica nelle piantagioni di caffè brasiliane certificate dal marchio a cui si riferisce la catena di caffetterie americane che adesso è arrivata anche nel nostro Paese.

Daniela Penha ha scritto un reportage per Mongabay e Reporter Brasil. È proprio in questo reportage che vengono messi in luce degli aspetti per i quali il noto brand è stato oggetto di investigazione giornalistica. I reporter hanno scoperto che i lavoratori nelle piantagioni di caffè sono costretti a svolgere le loro attività in condizioni degradanti.

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Anche gli alloggi che sono loro assegnati sarebbero di scarsa qualità. Non ci sarebbe nemmeno l’acqua potabile. Molto probabilmente stiamo assistendo ad un vero e proprio scandalo, anche perché la fattoria da cui Starbucks avrebbe acquistato delle forniture di caffè riporta anche il sigillo UTZ. Si tratta di un certificato di agricoltura sostenibile, che proprio nel settore del caffè è considerato uno dei più importanti.

Sulla base di tutte le polemiche che sono emerse in seguito al reportage che denuncia la violazione dei diritti dei lavoratori, alcune società responsabili delle emissioni delle certificazioni di sostenibilità hanno dichiarato che sarebbe loro intenzione rivedere la loro posizione nei confronti dell’azienda.

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Nella fattoria ci sarebbero anche pipistrelli e topi e alcuni lavoratori non sarebbero stati pagati nelle vacanze e nei giorni festivi, oltre ad essere stati sottoposti a ritmi di lavoro frenetici e molto pesanti, dalle 6 del mattino alle 5 del pomeriggio.

Da parte propria Starbucks afferma che negli ultimi anni non ha acquistato caffè da questa azienda implicata nella vicenda, la fattoria Córrego das Almas a Piumhi. Adesso la famosa catena dice di aver avviato un’indagine in modo da rivalutare il marchio e decidere di conseguenza.

21 settembre 2018
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