In futuro gli organi umani verranno creati tramite apposite stampanti 3D. Non è la trama di un film di fantascienza, bensì un progetto che vede in team Autodesk e Organovo per la rigenerazione in laboratorio di tessuti umani. Ci vorranno anni, forse decenni, prima che la fase di sperimentazione clinica possa trovare un avvio, ma le prospettive sono sin da ora davvero entusiasmanti.

In un futuro lontano gli organi umani potranno essere realizzati in laboratorio, per poi essere utilizzati per trapianti o la cura di alcune patologie, si pensi ai tumori della pelle. Un orizzonte davvero invitante quello che attende il progresso scientifico, soprattutto se paragonato alle problematiche odierne di trapianto, con le difficoltà connesse nel reperire un donatore adeguato. Il tutto grazie a una speciale stampante – lontanamente vicina a quelle 3D già in commercio – che si premurerà di modellare l’organo sulla base di tessuti già esistenti e cellule staminali.

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La procedura è complessa e poco comprensibile agli addetti ai lavori, in questa sede basterà sottolineare come Organovo già oggi stia sperimentando delle biostampanti 3D per modellare cellule staminali in nuovi tessuti. Le macchine, dal costo di centinaia di migliaia di dollari, sono già al vaglio di Modern Meadow, società specializzata nella creazione di pelle ecologica per l’industria della moda, ora in fase embrionale. Con un progetto già avviato, perché si è resa necessaria la partecipazione di Autodesk?

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Autodesk non è una società che ha bisogno di troppe presentazioni: suoi sono i software più famosi e sfruttati in ambito della progettazione industriale, architettura in primis. Ed è proprio questa “competenza architettonica” a tornare utile alle stampanti biomediche di Organovo, perché se esiste lo strumento, manca il software per il design di questi organi. Ben lo spiega Hod Lipson, a capo della società robotica Cornell’s Creative Machines Lab:

«Abbiamo macchine che possono creare praticamente di tutto, ma mancano gli strumenti di progettazione. Per la biostampa, non vi sono software per il design di parti umane.»

Il percorso è ancora lungo e non è detto che porti al successo, non resta che incrociare le dita. Perché una simile tecnologia, qualora davvero riuscisse ad arrivare ai trial clinici, potrebbe davvero cambiare il futuro dell’uomo.

5 gennaio 2013
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