La produzione industriale del cibo comporta una serie di sprechi notevoli: la sovrapproduzione, ad esempio, costringe i punti vendita ogni anno buttare milioni di prodotti. Ma c’è anche un altro elemento che contribuisce allo spreco del cibo: l’estetica.

Mele ammaccate, arance dai colori non omogenei, patate particolarmente bitorzolute, carote a due punte: tutti prodotti che vengono buttati via, perché esteticamente “non appetibili”. Questi prodotti, cestinati alla fonte, creano un notevole spreco di cibo, che va ad aumentare il problema della diseguaglianza di risorse nel mondo.

Ma la terza catena di supermercati francesi per grandezza, Intermaché, ha deciso di tentare di porre rimedio al problema, ideando una campagna per “sponsorizzare” frutta e verdura brutta. Grazie a Inglorious fruits and vegetables, i prodotti vengono pubblicizzati con ironia e originalità.

Nei punti vendita della cittadina di Provins, infatti, è stato allestito una sorta di museo, in cui i prodotti vengono valorizzati dal punto di vista estetico, sfruttando proprio la particolarità di forme e colori: come a dire, se si possono abbellire, renderli simpatici potrebbe aiutare.

E così, la clementina sfortunata, il limone fallito, la mela grottesca e la carota bruttina sono diventati i protagonisti della campagna che, con l’arma dell’ironia, vuole sfidare i luoghi comuni creati dall’industria del cibo e aprire il dibattito su un problema molto serio.

In occasione della Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, infatti, la ricerca di ICM Abitudini alimentari in Europa: acquisto e spreco di cibi freschi, ha dimostrato come più della metà degli europei sprechi regolarmente il cibo.

Naturalmente, il costo di questi prodotti “brutti ma buoni” è notevolmente inferiore a quello dei colleghi esteticamente ineccepibili: lo sconto del 30%, secondo l’azienda, ha scatenato immediatamente la corsa all’acquisto.

Proprio grazie all’ironia, la campagna si è rivelata un successo: da Intermarché sottolineano come i negozi abbiano avuto un incremento generale della clientela del 24% e, in particolare, un incremento della clientela nell’area dedicata ai prodotti brutti del 60%.

30 giugno 2014
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Mario Valente, lunedì 30 giugno 2014 alle20:45 ha scritto: rispondi »

Oltre alle verdure francesi, "brutte" e quindi a basso costo, va ricordato che le patate dalla Francia, coltivate con antiparassitari proibiti finora in Italia, arrivano nel nostro paese in grandi quantitativi sfuse, cioè non impacchettate, e poi alcuni nostri grossisti le distribuiscono impacchettate come prodotto nostrano. A parte gli antiparassitari, occorre ricordare che la Francia è da tempo dotata di ben 56 centrali nucleari che la rendono pressoché autosufficiente energeticamente e non ha quasi bisogno di importare petrolio per il fabbisogno dei consumi sociali (riscaldamento e industria). Questo dato non è però di conforto, oltre al resto, per le patate visto che il basso prezzo potrebbe essere giustificato anche a causa dei terreni nei quali vengono coltivati i tuberi, spesso inquinati dalle acque reflue e di raffreddamento delle centrali nucleari stesse.

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