La Coldiretti risponde ai dati della FAO, che rilevano come rispetto a 10 anni fa ci siano 100 milioni di persone in meno a soffrire il problema della fame, sostenendo come sia ancora una grande emergenza.

Sono 842 milioni le persone che dal 2011 al 2013 hanno sofferto di fame cronica nel mondo, mentre sono state 670 milioni le tonnellate di cibo buttato, senza esser stato consumato, nei Paesi industrializzati e 630 milioni in quelli in via di sviluppo. Praticamente un terzo delle risorse mondiali, cioè una quantità pari a quella che potrebbe risolvere la piaga dell’insufficienza di cibo nei Paesi poveri.

Il sistema della produzione è inquinato: nei Paesi in via di sviluppo da limiti finanziari, manageriali, da problemi legati alle tecniche di raccolto, alle strutture per l’immagazzinamento e la refrigerazione, date anche le condizioni climatiche difficili, alle infrastrutture e ai sistemi di imballaggio e commercializzazione.

Nei Paesi industrializzati invece, tutto si concentra nella fase di distribuzione, per cui, a causa di standard di estetica esagerati, confusione e scarsa informazione circa date di scadenza e metodi di conservazione, ma anche per modalità di acquisto sproporzionate ai reali bisogni, enormi quantità di cibo diventano spazzatura quando sono ancora perfettamente commestibili e con tutte le proprietà nutritive intatte.

Tutto ciò implica un grosso danno ambientale, perché con il cibo vengono sprecate anche tutte quelle risorse che sono servite a produrlo, dal suolo all’acqua, ai fertilizzanti, alla manodopera, con relativi costi. Per non parlare della CO2 emessa durante i processi di produzione e poi di trasporto, anche per portare tutta questa enorme quantità di “rifiuti” in discarica, dove decomponendosi, produrrà ulteriori emissioni di CO2 e di altri gas serra, come ad esempio il metano.

Coldiretti afferma che ogni anno la quantità di acqua utilizzata per questa parte di produzione “a vuoto” è pari al flusso annuo di un fiume come il Volga, mentre il consumo di suolo relativo interessa 1,4 miliardi di ettari, pari quasi al 30% della superficie agricola mondiale, con una produzione di 3,3 miliardi di tonnellate di CO2.

Il quadro di una situazione non più sostenibile. Attualmente la popolazione mondiale si aggira intorno ai 7 miliardi di persone, ma le previsioni dicono che nel 2050 si arriverà ai 9 miliardi. Se la globalizzazione ha coinvolto moltissimi aspetti della nostra società, così non è stato per la gestione delle risorse, sostiene Coldiretti, ci troviamo con un sistema che non reggerà per molto e che va cambiato radicalmente.

Esistono contrasti che vanno sanati: l’aumento dei problemi di obesità da una parte, con relativo spreco di cibo, e dall’altra la sottrazione di terre fertili, il cosiddetto “Land Grabbing” (71 milioni di ettari dal 2000 ad oggi) e la fame che attanaglia intere popolazioni.

È proprio da questo punto che sono partite iniziative come “Think.Eat.Save, reduce your foodprint” promossa proprio dalla FAO, al via dopo il Vertice Rio+20 del giugno 2012 e con lo scopo appunto di ridurre l’impatto ambientale legato all’alimentazione, e che sostiene “Save Food“, l’iniziativa finalizzata a ridurre le perdite e gli sprechi alimentari lungo l’intera catena della produzione e del consumo alimentare, gestita dalla FAO e dall’organizzazione di fiere commerciali Messe Dusseldorf tedesca.

In Italia, dove sono 240 mila le tonnellate di cibo che ogni anno non vengono consumate e finiscono nei rifiuti, quest’anno è partita la campagna Legambiente “Buon Cibo” che ha previsto la produzione di “Good food bags”, dei sacchetti in materiale plastico adatto per alimenti e antisoffocamento, che verranno promosse e distribuite per la raccolta e il trasporto degli avanzi di cibo.

La campagna è associata all’iniziativa “Puliamo il mondo” che vedrà la pulizia di strade, piazze e aree cittadine in moltissime città italiane nei giorni del 26-27-28 settembre, perché la riduzione degli sprechi, anche alimentari, comporta anche la riduzione dei rifiuti.

17 settembre 2014
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FAO
I vostri commenti
Silvano Ghezzo, giovedì 18 settembre 2014 alle0:40 ha scritto: rispondi »

Al di là della comprensibile serietà del problema " fame nel Mondo" , la morale dell'articolo, ottimo dal punto di vista giornalistico, mi ricorda in un certo qual modo la raccomandazione che danno certe mamme ai loro bambini : Mangia tutta la pappa , pensa a quei poveri bambini africani che non hanno niente da mangiare. La vera soluzione definitiva è la pianificazione familiare, affinchè le bocche da sfamare siano adeguate alle risorse della Terra. Se vogliamo un mondo migliore non possiamo permetterci famiglie con cinque o dieci figli.

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