La lotta agli sprechi alimentari è una delle priorità di molte nazioni del mondo. Sprecare cibo equivale infatti a cestinare non solo il prodotto alimentare finito, ma anche l’energia e le risorse naturali che si sono rivelate necessarie durante il suo intero ciclo produttivo.

Per studiare strategie antisprechi più efficaci è importante intervenire sugli anelli della filiera alimentare più deboli, quelli in cui si verifica più sperpero di cibo. Secondo una recente analisi diffusa dal World Resources Institute, in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, gli sprechi alimentari differiscono da Paese a Paese.

In Europa, Nord America e Oceania, ad esempio, oltre la metà del cibo sprecato finisce nella pattumiera nell’ultima fase della filiera alimentare, ovvero quella del consumo vero e proprio.

Nei Paesi occidentali, dunque, per fermare gli sprechi bisognerebbe concentrarsi sui consumatori, che vanno sensibilizzati sull’esigenza di non gettare risorse ancora commestibili e aiutati a non sprecare, tramite date di scadenza più chiare e ben definite. Spesso il consumatore non sa come comportarsi in presenza della dicitura “Da consumarsi preferibilmente entro” e per non rischiare scarta prodotti ancora integri.

Il quadro degli sprechi alimentari è molto diverso nell’Africa Subsahariana, nel Sud e nel Sud-Est dell’Asia. In queste macroregioni gli sprechi alimentari avvengono perlopiù nel corso del processo produttivo. Il grano e le altre materie prime stoccate in depositi non idonei sono spesso oggetto di infestazioni che mandano alla deriva tonnellate di derrate alimentari.

Secondo i dati diffusi dal National Geographic, nell’Africa Subsahariana dal 10 al 20% dei raccolti di grano va perduto a causa di topi, muffe e insetti. In questo caso la chiave per ridurre gli sprechi alimentari è fornire un maggiore supporto agli agricoltori, garantendo alla filiera alimentare delle infrastrutture più igieniche e sicure.

Il World Resources Institute sta lavorando a un metodo per quantificare gli sprechi alimentari dei diversi Paesi. Fin quando non sarà ben chiaro quanto cibo viene sprecato e da chi, sarà infatti impossibile determinare i danni e studiare interventi mirati.

17 ottobre 2014
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