Si inserisce nel contesto della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, il convegno “Stop food waste. Feed the planet” realizzato ieri a Bologna, durante il quale è stata presentata la Carta di Bologna, documento ufficiale proposto dall’Italia nell’ambito del semestre europeo, per mettere d’accordo tutti gli Stati Membri riguardo al concetto di “food waste”, in modo tale che la consapevolezza degli sprechi realizzati tutti i giorni sulle nostre tavole, a causa di abitudini errate, diventino impegno per rivendicare il diritto al cibo di tutti gli esseri umani.

L’iniziativa è stata promossa dal ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, da quello per le Politiche Agricole Maurizio Martina, assieme al Comitato tecnico scientifico di implementazione del Programma Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti, presieduto da Andrea Segrè, anche presidente di Last Minute Market.

Erano presenti anche il Sottosegretario del Governo Usa per le politiche alimentari Kevin Concannon, il direttore generale della FAO Josè Graziano Da Silva, il Ministro dell’Ambiente del Lussemburgo Carole Dieschbourg, il Presidente Commissione Affari Esteri del Senato, Pier Ferdinando Casini, il Presidente di Confagricoltura Mario Guidi, il Presidente Coldiretti Roberto Moncalvo, la Presidente del Tribunale di Milano Livia Pomodoro, il Presidente CIA Dino Scanavino, il Presidente Onorario Slow Food Carlo Petrini.

La carta è più che un decalogo, infatti dai 10 punti di partenza si è arrivati a 11, che hanno lo scopo di creare metodologie uniformi di calcolo degli sprechi, incentivare buone pratiche e monitorare gli sviluppi e i risultati delle azioni. Verrà sottoscritta dai governi dei Paesi europei, il 16 ottobre 2015, Giornata Mondiale dell’Alimentazione, nel corso di EXPO 2015 – Nutrire il pianeta, Energia per la vita.

Il programma della giornata di ieri è stato ben nutrito, al fine di segnare dei punti fermi, sui quali lavorare nei prossimi mesi. La stessa giornata ha visto infatti anche la premiazione Whirlpool “Vivere a spreco zero“, per i progetti che si sono distinti nella lotta agli sprechi. È stato inoltre convocato un tavolo di lavoro, con gli stakeholders del Piano Nazionale di Prevenzione degli Sprechi Alimentari (PINPAS), per concretizzare l’impegno nell’armonizzazione e semplificazione della normativa attuale, in tema di donazione dei prodotti alimentari invenduti.

Nel pomeriggio è stato presentato il progetto dell’Associazione Sprecozero.net, che ha creato una Rete di enti territoriali contro lo spreco, alla quale hanno aderito circa 1000 Comuni italiani e i 64 Comuni virtuosi italiani. In programma anche la firma del protocollo di intesa tra ANCI, Sprecozero.net e Ministero dell’Ambiente, per un’azione congiunta dei Comuni, di scambio e condivisione di risorse.

La speranza è quella di invertire la rotta su un problema che incide pesantemente sull’ambiente, ma anche a livello sociale e sull’economia. Basti pensare che lo spreco di cibo ogni anno, nel mondo, vale 2060 miliardi, 1 volta e un terzo il PIL italiano al 2013.

Gli sprechi seguono modelli di sviluppo diversi: se nel Sud-Est Asiatico e in Africa si sprecano mediamente, ogni anno, dai 6 agli 11 kg di cibo, in Europa e Nord America, si arriva ai 95/115 kg, 100 milioni di tonnellate all’anno di cibo, che finisce nella spazzatura, solo in Europa, mentre ancora 805 milioni di persone sono sottonutrite in maniera cronica. Sono numeri assurdi che bisogna assolutamente abbattere.

In questo quadro l’Italia si dimostrerebbe sensibile al problema, complice anche la crisi che ha dato una stretta importante ai consumi. A dirlo sono i dati di un sondaggio di Coldiretti e Ixè, presentato al convegno di ieri, che indica un cambiamento delle abitudini che è già in atto.

Sei consumatori su dieci che hanno messo in pratica varie forme di riduzione degli sprechi: da una maggiore oculatezza nel fare la spesa (75% degli intervistati), anche riducendo le quantità acquistate (37%) e ponendo attenzione alle date di scadenza dei prodotti (34%), fino al riutilizzo degli avanzi in cucina (56%) o alla donazione in beneficienza (11%). Non sarebbe più un tabù nemmeno la famigerata doggy bag, che spesso per il “dog” non è: ora un terzo del campione rivela di non avere problemi a portare a casa gli avanzi lasciati al ristorante.

25 novembre 2014
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