Il 19 agosto è stata approvata la nuova legge n° 166, detta anche legge anti-spreco. È stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 di agosto e il 14 settembre entrerà in vigore. Finalmente cibo, farmaci e anche indumenti usati seguiranno un percorso più breve e facilitato per essere riutilizzati e quindi appunto non sprecati.

Nel testo si differenzia il concetto di “spreco alimentare” da quello di “eccedenza alimentare“. Nel primo caso si fa riferimento ai prodotti scartati nel lungo percorso della catena agroalimentare che però sono ancora adatti al consumo; nel secondo si parla di prodotti che rimangono invenduti negli scaffali di negozi e supermercati e che, se conservati in maniera corretta, poco prima o in coincidenza della scadenza, possono ancora essere utilizzati.

Questa legge rende più snelli i processi burocratici per la donazione delle eccedenze: da ora sarà consentita anche al superamento della data di scadenza. Se sarà garantita la corretta conservazione e condizioni di igiene sufficienti, i prodotti potranno essere destinati alle persone indigenti, in caso contrario si opterà, sotto controllo, per la nutrizione animale o nel peggiore dei casi, per il compostaggio.

La legge non si basa su un meccanismo punitivo, come è avvenuto con la legge francese del 2015, ma facilita la cessione di prodotti adatti al consumo tramite agevolazioni fiscali. I Comuni, grazie alla nuova legge, potranno applicare una riduzione della TARI (TAssa RIfiuti) a chi cede un certo quantitativo di cibo a persone che ne hanno bisogno. Le quantità donate saranno certificate e lo sconto sarà direttamente proporzionale.

Il problema degli sprechi alimentari, sviscerato con maggior convinzione a partire da EXPO 2015, si fa sempre più intollerabile. Coldiretti specifica che si tratta anche di un danno economico: 12,5 miliardi di euro ogni anno vengono buttati, insieme al cibo ancora buono. Il 54% di questa cifra viene perso nella fase di consumo, il 21% dal settore della ristorazione, il 15% durante la fase della distribuzione commerciale, l’8% nei processi del settore agricolo e un 2% nella fase di trasformazione degli alimenti.

Gli strumenti normativi sono essenziali, ma uno degli strumenti potenti, anche per portare più consapevolezza nei consumatori, è il web. Molte sono le app che sono nate per risolvere il problema degli sprechi alimentari.

Una delle app che sta avendo notevole successo a livello internazionale è “Too good for to go” (troppo buono per essere buttato via). Nata un anno fa in Danimarca ora si è diffusa anche in Germania, Francia e Inghilterra, dove, dopo aver conquistato le città di Leeds, Brighton e Birmingham, in questi ultimi giorni ha preso il via anche a Londra.

Sono 300 attualmente i negozi che vi aderiscono: per citare alcuni numeri sono 98 in Germania, 75 in Francia, 95 solo a Londra. Possono entrare nella rete di “Too good for to go” i ristoranti che mettono a disposizione piatti scontati perché rimasti invenduti e i clienti, che possono cercare nella propria zona i locali che fanno offerte e acquistare on line proprio tramite l’app.

5 settembre 2016
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I vostri commenti
lavinia, martedì 6 settembre 2016 alle10:32 ha scritto: rispondi »

Gli argomenti trattati,dal bio agli animali,all 'agraria alla chimica sono sempre completi ed interessanti.A proposito di questo argomento specifico era l 'ora che diventasse legge,vediamo come,quando e da chi verrà applicata.

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