Lo spreco alimentare tocca in Italia quota 13 miliardi di euro. Un rapporto di circa 210 euro a persona secondo i dati raccolti e pubblicati nel corso dell’indagine “Surplus Food Management Against Food Waste. Il recupero delle eccedenze alimentari. Dalle parole ai fatti” condotta dal Politecnico di Milano e dalla Fondazione Banco Alimentare.

Uno spreco alimentare causato per il 53% dei casi dalle aziende e per il restante 47% dai consumatori. Si producono 5,6 milioni di tonnellate di cibo in eccedenza secondo quanto affermato dagli esperti della Fondazione Banco Alimentare, ricevuti sabato in udienza da Papa Francesco. Di tale volume di alimenti il 91,4% diventa spreco.

Si è svolto inoltre, dal 30 settembre al 1 ottobre a Milano, il trentesimo Congresso d’Autunno di GIFlex (Gruppo Italiano Imballaggio Flessibile), durante il quale si è parlato soprattutto dell’importanza dell’utilizzo di adeguati imballaggi per la corretta conservazione dei prodotti. Ciò al fine di una riduzione sostanziale degli sprechi e quindi delle quantità di cibo che diventano spazzatura. Helén Williams della Karlstad University ha spiegato, durante il congresso, che:

Le persone in media comprano il 20% in più del cibo che riescono a consumare.

Servono confezioni che siano il risultato dell’innovazione e dello studio di quelli che sono i consumi reali. Carmela Favarulo di COOP (Settore Politiche Sociali Associazione Nazionale Cooperative Consumatori) spiega come razionalizzazione e recupero degli sprechi vadano di pari passo:

Oggi lavoriamo su vari fronti per minimizzare il food waste. Campagne di sensibilizzazione nelle scuole, razionalizzazione degli approvvigionamenti, politiche promozionali responsabili che non inducano all’accumulo (come il classico 3×2), donazione delle eccedenze alle Onlus, oggi 4.000 tonnellate di cibo all’anno: se potessimo donare anche i prodotti che eccedono il termine minimo di conservazione, come già avviene in molti altri Paesi, creeremmo una filiera ancora più virtuosa.

C’è da dire però che da 4 anni a questa parte il recupero e la ridistribuzione delle eccedenze è in aumento: se nel 2011 la percentuale di ciò che si riusciva a recuperare era il 7,5%, oggi si è arrivati ad un 9% grazie ad una più spiccata consapevolezza sociale, complice anche la crisi, e ad un aumento di buone pratiche.

La normativa attuale risulta efficace, ma se permettesse anche la distribuzione di cibo appena scaduto, come avviene già in molti Paesi, se prevedesse agevolazioni fiscali in termini di IVA per chi dona cibo ancora buono e se ci fosse una semplificazione dell’impianto burocratico potremmo arrivare davvero a risultati di gran lunga superiori a quelli attuali.

5 ottobre 2015
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I vostri commenti
mex silvio, lunedì 5 ottobre 2015 alle20:06 ha scritto: rispondi »

si dovrebbe scrivere che responsabili della maggioranza degli sprechi sono le aziende produttrici ..!! un semplice esempio . panna da cucina , confezione da 400-500 grammi dalle 2,5-a 6 euro al kg. confezione dello stesso prodotto in contenitori da 100 grammi 8,00-12 euro al kg. questo significa solo una cosa comperare quello dove si spende di meno e buttare il rimanente non utilizzato ...!!! e la responsabilita' di chi e' ...????

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