Sprechi alimentari, Londra cambia le etichette sulle confezioni

Quante volte vi è capitato di dimenticare qualcosa in frigo e di ritrovarlo dopo settimane, con la data di scadenza ormai inesorabilmente trascorsa? A quel punto, il dilemma: buttare via l’alimento “scaduto” oppure azzardarsi a mangiarlo ugualmente? Un dubbio che milioni di occidentali risolvono ogni giorno gettando nella pattumiera tonnellate di cibo che in realtà sarebbe ancora perfettamente commestibile.

Per questo il governo inglese ha deciso che la dicitura “sell by” (vendere entro) dovrà essere eliminata dalla maggior parte dei prodotti alimentari, lasciando il posto al meno perentorio e più chiaro “best by”, traducibile in italiano con il più familiare “da consumarsi preferibilmente entro”.

In questo modo, almeno negli auspici del Governo londinese, sarà chiaro ai consumatori che la data impressa sulle confezioni dei prodotti indica solo il termine entro il quale gli alimenti conservano le proprie caratteristiche organolettiche e nutritive migliori, e non il limite ultimo per consumare il cibo in totale sicurezza.

La più tassativa scritta “use by” (consumare entro) sarà invece stampigliata su quei prodotti come uova, latticini, carne e pesce, che, a differenza di conserve, biscotti, patatine e alimenti in vetro, vanno soggetti a rapido deperimento e vanno consumati entro un preciso termine per evitare rischi per la salute.

Vogliamo mettere fine alla confusione cui si trova davanti il consumatore quando fa la spesa al supermercato o nei negozi”, ha commentato il ministro dell’Ambiente britannico Caroline Spelman, riferendosi evidentemente alla doppia scritta attualmente presente su molte confezioni di generi alimentari.

La speranza è che la presenza di una indicazione univoca e chiara arresti il preoccupante fenomeno dello spreco di cibo perfettamente commestibile, che solo in Gran Bretagna determina ogni anno la perdita di 12 miliardi di sterline (circa 14 miliardi di euro). Secondo le stime, gli inglesi gettano nella spazzatura circa 5 milioni di tonnellate di alimenti ogni anno. Basterà un’etichetta più chiara a rassicurare i consumatori?

12 ottobre 2011
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